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Palermo, topi d'appartamento in cella


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Tornano “I soliti ignoti”, ma non è un remake del capolavoro di Mario Monicelli, è tutto vero. A Palermo i carabinieri hanno arrestato quattro presunti appartenenti a una banda specializzata in furti in appartamento.

In cella sono finiti Salvatore Calaiò, 69 anni, ritenuto il capo della banda; Antonino Corona, 44 anni; Andrea Mazzara, 37 anni; Francesco Paolo Calaiò, 35 anni. Obbligo di presentazione alla polizia per Francesco Flandina, ritenuto il ricettatore della banda. L'accusa è di associazione a delinquere finalizzata a furti e ricettazione. Anche una quinta persona è stata coinvolta nelle indagini con obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria.
Le indagini dei militari, coordinate dai pm Antonino Di Matteo e Adriana Blasco, basate su intercettazioni, pedinamenti e appostamenti hanno svelato la tecnica della banda.
I “Soliti ignoti” (dal nome dell'operazione) si appostavano nella grandi aree di parcheggio in cerca di chiavi messe in bella vista. A piazza Giotto e all'ospedale Cervello, vicino ai mercati rionali di via Galilei e viale Campania. Uno dei componenti apriva l'auto prendendo le chiavi che venivano duplicate e poi rimesse al loro posto dentro l'auto che era accuratamente richiusa. La seconda fase passava dall'Aci dove, sotto falso nome, si risaliva dalla targa dell'auto all'indirizzo dell'abitazione. “Gli accertamenti sugli intestatari dei mezzi – spiegano gli inquirenti -, venivano estesi anche presso l'ufficio anagrafe del Comune di Palermo, ove la banda accertava il numero dei componenti del nucleo familiare della vittima designata". Ultimo passo, se le caratteristiche della vittima coincidevano con le esigenze della banda, era di procurarsi l'utenza telefonica dell'abitazione per controllare quando in casa non vi fosse nessuno. A quel punto entravano in azione due dei membri che s'introducevano nell'abitazione scelta sottraendo denari e oggetti preziosi. Un terzo uomo faceva da “palo” fuori. Il tutto ha fruttato ai “soliti ignoti” circa un milione di euro in contanti, buoni fruttiferi, oggetti d'oro, pietre preziose e armi. A loro disposizione anche un ricettatore che acquistava e rivendeva nei suoi canali la refurtiva.