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L'allarme di Legambiente

Rischio sub per i tesori sottomarini


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Un tesoro inestimabile e sommerso, messo a rischio da sub spregiudicati alla caccia di oggetti antichi e dall’inquinamento marino. È il patrimonio archeologico subacqueo siciliano, spesso oggetto di traffici illeciti internazionali.

“Il 90 per cento del patrimonio artistico del Mediterraneo è ancora sconosciuto e sommerso e si trova oltre i 50 metri di profondità, un limite oltre il quale i subacquei generalmente non vanno”, afferma Sebastiano Tusa, soprintendente del Mare della regione Sicilia durante la presentazione del dossier di Legambiente “L’arte sotto il mare”. “Il pericolo più forte viene dall’enorme quantità di lavori pubblici, come i porti turistici che andrebbero realizzati tutelando i tesori marini”, sostiene Tusa, che indica nelle zona delle Egadi e del Canale di Sicilia le aree di maggior interesse per il patrimonio archeologico sottomarino. E la tutela dei beni culturali sommersi sembra piacere ai siciliani: “Da una ricerca della facoltà di Economia dell’Università di Catania abbiamo scoperto che i diving center che dispongono di aree archeologiche e offerte culturali registrano il 30 per cento in più delle presenze”, ha detto il sovrintendente siciliano. Per sensibilizzare gli amanti del mare a un comportamento responsabile Legambiente ha diffuso un decalogo di regole da seguire durante le immersioni e che sarà distribuito in tutti i diving center siciliani. E tra i progetti avviati nell’Isola per la salvaguardia c’è Stars, (sistema integrato per la tutela dell’archeologia subacquea), un impianto di videosorveglianza dei siti in grado di segnalare eventuali intrusioni nell’area. Attenzioni necessarie per garantire la fruizione a tutti dei beni artistici, spesso trafugati dalle “archeomafie”, oppure oggetto di dispute internazionali. Come la tragedia del piroscafo “Ancona”, con a bordo cittadini americani ma anche emigranti siciliani diretti a New York in cerca di fortuna e affondato nel 1915 nel corso di un’azione bellica. Il relitto si trova ora a 500 metri di profondità tra la Sicilia e la Sardegna e fa gola a una società americana che vorrebbe recuperarlo per appropriarsi dei 12 barili trasportarti pieni di lingotti d’oro.