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Lo scrittore siciliano

Consolo: "Professori del Sud,
la grande idiozia"


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“Una grande idiozia”. Lo scrittore siciliano Vincenzo Consolo, bolla così le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, sulla ‘dequalificazione’ dei professori provenienti dal meridione e per la necessità di corsi di formazione nei loro confronti. “I signori che stanno al governo – ha aggiunto lo scrittore messinese in una intervista al Corriere.it – fanno ormai a gara a chi la spara più grossa”.

Vincenzo Consolo nasce a Sant’agata di Militello (Me), ha fatto le scuole a Barcellona Pozzo di Gotto per poi trasferirsi a Milano, nel 1969, e intraprendere la carriere di scrittore e saggista. “Parlare di una istruzione del sud e una del nord è fuori dai tempi – risponde Consolo al giornalista - Fomenta l’odio razziale e non fa emergere il vero problema dell’Italia che è l’individualismo e la mancanza di una coscienza civile”. Un problema che Consolo legge già “Discorso sul costume degli italiani” di Giacomo Leopardi. “Parlava di una mancanza di una società civile, di un paese dove ognuno pensa a se stesso. Questo e l’immobilismo sono i veri mali dell’Italia, non i professori del sud. Tanto più che ci sono migliaia di professori che dal Meridione emigrano a nord perché c’è più spazio e più lavoro”. Eppure Consolo ha dei suoi docenti meridionali un bel ricordo: “Professori straordinari. Ricordo in particolar modo il professore di Lettere e Filosofia. Non insegnavano solo storia della filosofia, ma ci introducevano alla cultura e alla storia contemporanea”. Ma lo scrittore siciliano è uno dei tanti emigrati al nord. “Ho frequentato Giurisprudenza (a Milano, ndr) e con me c’erano molti meridionali, che poi sono diventati la classe dirigente dell’Italia del dopoguerra: i fratelli De Mita, Gerardo Bianco. Allora Milano era un mito, il paradiso della rinascita italiana. Ho evitato l’avvocatura e il notariato o, peggio, di dover chiedere al politico di turno di darmi un posto in Regione, come succedeva a tutti i miei coetanei e come avviene ancora oggi. Infine, quando ho avuto la malsana idea di fare lo scrittore, sono emigrato a Milano, nel 1969”. E oggi, come allora, si sente solo un raccomandazione da fare a tutti gli studenti, di nord e sud: “Consiglierei di andare in Europa, di non andare dal politico a chiedere aiuto. Si diventa schiavi, clienti del potere”.
Quando gli si chiede dei professori meridionali al nord, Consolo tira fuori un esempio su tutti: “Salvatore Guglielmino, autore con Leonardo Sciascia de ‘La Guida al Novecento’, dove moltissimi alunni hanno studiato letteratura, era di Ragusa. Ha insegnato all’istituto Manzoni di Milano e ne ha fatto storia e lustro. Direi che è ora di smetterla con questi campanilismi inutili. Facciamo una pessima figura davanti all’Europa. Mi dispiace che lo stesso presidente della Regione Sicilia Lombardo dialoghi con la Lega”.
Ma cos’è il sud, oggi, per Consolo? “Io sono un disadattato. Il sud è un paradiso abitato da diavoli, da mafiosi. Per me è l’Itaca che ho lasciato e che non riconosco più. Milano è la patria immaginaria, il mito del progresso. Ma mi ha deluso anche questa – conclude lo scrittore -, per la nascita della Lega, per la progressiva mancanza di accoglienza e solidarietà”.

A.C.