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Caltanissetta

La Dia sequestra beni per 8.5 milioni
nell’operazione "Quattromura"


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Beni per un valore di 8.5 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Dia di Caltanissetta. Il sequestro rientra nell’ambito dell’operazione “Quattromura”, nel corso della quale sono state denunciate 22 persone con l’accusa di concorso in trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante dell’associazione mafiosa.

Il sequestro riguarda ditte e società riconducibili agli indagati e, in particolare, le quote di una società che gestisce una discoteca a Gela; una impresa individuale che si occupa di commercio al dettaglio di articoli da regalo; le quote sociali di una srl che produce e commercializza calcestruzzo.  L’operazione Quattromura ha consentito di delineare le strategie ed i rapporti intercorsi dai primi anni Novanta ad oggi tra Cosa Nostra e Stidda, consentendo di scoprire i meccanismi di spartizione degli introiti.
Gli accordi economico-finanziari tra le due organizzazioni - sostengono gli inquirenti - venivano pianificati a tavolino, nel corso di riunioni alle quali partecipavano gli elementi di spicco, che fissavano regole e percentuali. Tali accordi “rimanevano in linea di massima riservate alla cerchia ristretta dei capi”. Gli affiliati di Cosa Nostra e Stidda, incaricati della riscossione del pizzo, “anche questa lucrosa attivita’ equamente suddivisa tra le due consorterie” - fanno sapere gli investigatori -, “apprendevano, solo all’atto della tentata estorsione, dai prestanome presenti nelle aziende, che le stesse erano riconducibili alle rispettive organizzazioni criminali, quindi, verificatane l’attendibilita’, le escludevano dall’imposizione del pizzo”. Solo per le festivita’ di fine anno, secondo la ricostruzione dei collaboratori di giustizia, i gestori delle attivita’ controllate dalle organizzazioni criminali erano invitati a elargire un contributo che costituiva un vero e proprio fondo cassa per le famiglie degli detenuti che, in tal modo, avrebbero potuto pagare le spese legali per i processi in corso. Tale consuetudine si sarebbe affermata a partire dai primi anni Novanta, durante i quali numerose operazioni di polizia aveva consentito l’arresto di una grande quantita’ di appartenenti a Cosa Nostra e Stidda.