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Mazara del Vallo,
a Sponde 2008
chiese del Mediterraneo
a confronto


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Tutti i vescovi delle Chiese del Mediterraneo si sono riuniti ieri a Mazara del Vallo, in occasione di Sponde 2008, il seminario di studi organizzato dal Cemsi. Un incontro tra le comunità della sponda maghrebina e del Mediterraneo orientale, fino alle coste Turche, che Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, ha definito “Chiese della memoria”.

E proprio per gettare un ponte con queste Chiese, monsignor Mogavero ha tracciato brevemente la storia della chiesa mazarese e della diocesi legata a doppio filo con i paesi del nord Africa. Sia per le origini della stessa chiesa, sia per la caratterizzazione sociale della comunità mazarese, contrassegnata da almeno 30 anni da una forte presenza di famiglie e lavoratori nordafricani. “Al punto che siamo già alla terza generazione – ha spiegato Mogavero – che è costituita da giovani nati in Italia, che però non si sentono italiani né hanno un legame forte con la terra d’origine dei loro genitori. A questa generazione, ancor più che alle altre, dobbiamo dare il massimo di attenzione e di fraternità, accompagnandola in un cammino di identità e consapevolezza”.

Nel corso dei lavori hanno portato la loro testimonianza Giuseppe Sarraf, vescovo copto cattolico del Cairo, e Maroun Elias Lahham, vescovo di Tunisi. Entrambi hanno parlato del profondo legame tra le loro chiese e le culture che le accolgono seppur tanto diverse dalla cultura occidentale; ed ancora del legame con le chiese d’Occidente, grazie alle comuni radici nella cristianità.

I vescovi di queste Chiese “per la prima volta – spiega il prelato mazarese – si incontrano per avviare una programmazione pastorale in comune nei problemi simili che le Chiese del Mediterraneo si trovano ad affrontare, non esclusi i temi della emigrazione ed immigrazione. Rivolgeremo attenzioni particolari alle questioni di ordine culturale e a quelle religiose nella chiave di lettura del dialogo: dialogo interculturale e dialogo interreligioso, soprattutto con l’Islam”.

All’iniziativa hanno aderito, oltre a Giuseppe Sarraf e Maroun Elias Lahham, anche il patriarca emerito latino di Gerusalemme, il delegato apostolico di Tripoli, il nuovo vescovo di Algeri, il patriarca di Antiochia dei Maroniti del Libano, l’arcivescovo di Malta, il vicario apostolico della Turchia, l’arcivescovo di Marsiglia.

Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della commissione Cei ed il dialogo e consigliere spirituale della comunità di sant’Egidio, è intervenuto sulla questione mediterranea definendo il mar Mediterraneo “uno dei mondi in ritardo del nostro pianeta perché scrigno di grandi ricchezze per lo sviluppo ma anche luogo di grandi contraddizioni da risolvere; mare di speranza e cimitero poco conosciuto di uomini e delle loro aspirazioni di libertà”.

Per il presule, la cultura è strumento indispensabile per recuperare il ritardo e risolvere le contraddizioni, ma bisogna anche ricordare che “tutte le grandi ideologie del XX secolo (dal liberismo al socialismo, dal comunismo all’anarchismo), hanno un’impronta squisitamente occidentale; ma dall’occidente non è nata alcuna grande religione. Tutte le grandi religioni – ha ricordato Paglia – sono nate ad Oriente e nel Mediterraneo. L’unica religione che ci ha consegnato ad oggi l’Occidente è quella del materialismo”. E per monsignor Paglia, “a questo patrimonio spirituale dovrebbe guardare l’Occidente oggi impegnato, talvolta più che nel passato, verso la corsa agli armamenti”.