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Comune di Catania

Dissesto scongiurato, si ricomincia:
soldi ai lavoratori e luce ai quartieri


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Il dissesto è stato scongiurato: ora è ufficiale. Lo ha annunciato il sindaco Raffaele Stancanelli: “Dopo avere chiuso l'aspetto politico con le rassicurazioni del presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, oggi è stato chiuso quello tecnico al ministero dell'Economia e così la prossima settimana arriverà un provvedimento che eviterà il dissesto finanziario del Comune".

Arriveranno le risorse tanto attese per un comune sull’orlo del disastro?

"La prossima settimana – ha aggiunto Stancanelli - arriverà un provvedimento che ci permetterà di chiudere il disavanzo di bilancio fino al 2006, che è di 100 milioni di euro. Ma sono sicuro che ci saranno anche i fondi per pagare, entro la metà di dicembre, tutti i debiti contratti con i fornitori del Comune".
Si tratta, per questa voce,  di 170 milioni di debiti. Stancanelli, al riguardo, ha dichiarato al Tg di Antenna Sicilia delle ore 14: “in base ai trasferimenti che saranno previsti –io immagino un provvedimento già sin dalla settimana entrante- noi saremo nelle condizioni, nel giro di questi tre mesi alla fine dell’anno, che sono i tre mesi indispensabili dal punto di vista giuridico per chiudere il disavanzo e per non arrivare al dissesto, che significherebbe il disastro economico, finanziario e sociale di Catania, appena arriverà questo provvedimento, di avviare tutte le procedure per  saldare  i nostri debiti”
Il sindaco, però, ha messo le mani avanti.
“Cosa vuole dire? Che abbiamo risolto? No, vuol dire che possiamo cominciare a lavorare per fare ripartire Catania. Come? Non più il buio a Catania. Abbiamo il debito di venti milioni d euro con l’Enel, nel momento in cui cominceremo a pagare – non tutto e non subito- è chiaro che recupereremo il rapporto con la città anche. Questo è un aspetto positivo. Riusciremo a pagare gli arretrati, tutti gli arretrati, a coloro i quali negli ultimi giorni, in modo particolare, hanno fatto sentire la loro rabbia. Saremo tranquilli nei pagamenti. Questo ci metterà nelle condizioni di ripartire. Quindi, io dico attenzione: non pensiamo che abbiamo risolto i problemi di Catania. Abbiamo superato, supereremo l’emergenza, dobbiamo  dimostrare poi di essere bravi, rigorosi, non dobbiamo più ricadere negli stessi errori; quindi molto rigore, essere a volte anche impopolari nelle scelte che dobbiamo fare perché Catania deve riconquistare un ruolo e lo può fare solo con il rigore, con la trasparenza, con la chiarezza e con le prime risposte in termini appunto di socialità. Il buio nelle strade, la sicurezza, io penso che siano le prime risposte che dobbiamo dare.”
Di questi temi stamane, Stancanelli ha parlato con le sigle sindacali delle categorie interessate dalla crisi finanziaria del comune, che da settimane sono sul piede di guerra. In sala giunta, c’è stato un confronto. Al termine, parole di cautela e attesa per i risultati. I 4500 dipendenti del comune riceveranno lo stipendio solo la settimana prossima, “saltando” la scadenza canonica del 27. Insomma, l’attenzione è ancora alta. I sindacati hanno posto delle condizioni. Quali?“Il superamento della fase critica –ha dichiarato Corrdo Tabbita Siena della funzione pubblica della Cgil- poi trasparenza, coinvolgimento, partecipazione della collettività su tutto il progetto di rinnovamento perchè passata la nottata, non ci si dimentichi e si ripiombi nel caos che c’è”. La vertenza Catania?
“E’ appena iniziata” ha tagliato corto Tabbita.
Il segretario provinciale della Cgil, Francesco Battiato ha detto ai giornalisti che “nei prossimi giorni continueremo il confronto rispetto anche all’esigenza di andare ad un piano di risanamento strutturale del bilancio del comune e naturalmente questo lavoro deve essere fatto tenendo conto che non devono essere colpite le fasce deboli della popolazione catanese”
Da parte sua, il sindaco Stancanelli, che ha promosso l’incontro di stamane, ha affermato al Tg delle 14: “devo atto pubblicamente del grande senso di responsabilità di tutte le confederazioni sindacali, che mi stanno aiutando non nel senso del sostegno al sindaco Raffaele Stancanelli, ma alle istituzioni per prendere atto di questo grave stato in cui versa Catania e per mettere nelle condizioni di superarla.”
Si tratta –ha sottolineato il primo cittadino- di “un metodo di confronto che deve continuare”, in vista dei prossimi mesi.
Già si annunciano, oltre a possibili vendite di terreni e immobili comunali, sacrifici.
Li ha lasciati intravedere lo stesso Stancanelli: “dobbiamo cominciare con i tagli strutturali, dobbiamo incominciare con i tanti ‘no’, i tanti ‘no’ che dobbiamo dire, dobbiamo cominciare con un bilancio serio ed equilibrato,. dobbiamo partire dall’incidere molto sulle aziende partecipate. Qua devo dire un qualcosa di forte. Io ho dato atto, tante volte, all’ultimo consiglio d’amministrazione di avere tagliato tanti rami secchi relativi agli anni precedenti, ma dobbiamo andare avanti. Ecco tutto questo il sindaco da solo, per quanta buona volontà e quanta determinazione ci possa mettere, non lo può fare. Io ho bisogno dell’incontro, della solidarietà nel senso tecnico, di tutte le forze produttive e sociali della città, cioè abbiamo bisogno di fare un progetto assieme per fare capire che Catania  può ripartire se stiamo assieme, se stiamo dalla stessa parte.”
Sottolineando questo aspetto, Stancanelli ha lanciato una sua “stoccata” a qualche avversario politico, che non ha nominato: “a volte mi fanno sorridere gli interventi di qualche saputello, che ritenendo di sapere qualcosa e poi non sa nulla, fa dichiarazioni disastrose sulla stampa. Mentre dobbiamo lavorare non per dare ottimismo fino a se stesso, ma per fare vedere e per fare”.
Alla domanda se Catania subisca un attacco mediatico, il sindaco ha risposto:
“C’è e continua ad esserci un attacco mediatico e mi dispiace che ci sia qualche catanese che si presta a questo”.
Le critiche vengono anche da destra, da chi ha militato nello stesso partito, Alleanza Nazionale, con Stancanelli.  E’ Nello Musumeci, leader della Destra al consiglio comunale, che è all’opposizione della maggioranza guidata da Stancanelli, il quale stamane ha incontrato la stampa e ha criticato la nuova amministrazione e più in generale lo stato complessivo di Catania.
Come avrebbe affrontato la crisi economica, Musumeci? “Avrei intanto avviato segnali di discontinuità per fare capire alla gente che la ricreazione è finita. A me non pare che la ricreazione sia finita al comune di Catania. Anche piccoli provvedimenti per i quali non c’è bisogno di denaro, anche una ricognizione del corpo dei vigili urbani, una ricognizione degli oltre quattromila dipendenti, capire cosa fanno, dove vanno, se sono ben utilizzati, se non stati valorizzati; e poi avviare un dibattito sul futuro dei consigli di quartiere, dieci ci sembrano troppi e peraltro non possono intervenire sul territorio: perché non ridurli a cinque ed utilizzare il denaro che si risparmia per fornire loro i poteri decentrati?
Occorrerebbe parlare delle partecipate, aprire un confronto con la città, per capire se vanno privatizzare, se vanno accorpate nella gestione, cominciare a parlare di Corso Martiri della Libertà (al centro di un vasto progetto edilizio, ndr). Non un solo segnale di discontinuità è stato promosso in questi cento giorni”. Musumeci ha parlato anche di una città “assente” nella cultura, nelle professioni, negli investimenti e di come l’unica denuncia del degrado sia stato quello dell’Arcivescovo, monsignor Salvatore Gristina. “Abbiamo il dovere di chiederci perché questa città è in crisi –ha concluso Musumeci- in crisi d’identità, una città che riconosce solo dietro la vara di Sant’Agata e dietro la squadra di calcio nella partita di salvezza del campionato”. Stancanelli ha replicato: “io sono in parte d’accordo, perché io personalmente ho denunciato questi fatti nella lettera aperta che, senza assoluto coraggio ma con i doveri che mi impone la carica, ho mandato al Presidente Berlusconi. Ho fatto un’analisi impietosa di Catania. Per quanto riguarda le cose che si dovevano fare, sui dipendenti comunali la nomina di un direttore generale che mi mette in condizione di fare la ricognizione, la stiamo facendo, l’abbiamo fatta e stiamo lavorando. Certo in novanta giorni non abbiamo il tempo di dire chi deve lavorare e chi non lavora. Vedremo i risultati e questo vale per le partecipate. Queste saranno tutte commissariate, perché il segno lo vogliamo dare. Oggi, non è tempo di polemiche, oggi è tempo di saper fare le cose”.