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La protesta

Università, seconda puntata
Studenti in piazza con Rita Borsellino


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Ci sono i capelli bianchi di chi all'università ha dedicato una vita: professori ordinari e presidi. E ci sono anche i volti giovani degli studenti e dei ricercatori che vedono restringersi le possibilità di futuro dentro l'ateneo. Sfilano fianco a fianco lungo corso Vittorio Emanuele, in più di 6000  per dire no alla legge 133. "Grazie al ministro Gelmini celebriamo il requiem dell'università pubblica", dice convinta Marinella, ricercatrice di informatica.  La protesta che già ieri ha mobilitato migliaia di universitari e di allievi delle superiori non accenna a placarsi. I manifestanti parlano con numeri e cifre.

“Il ministro vuole tagliare gli sprechi ed ha ragione, ma smetta di parlare di stipendi da 10mila euro al mese - afferma decisa Chiara, professore associato della facoltà di matematica -. Io ricevo 2 mila euro lorde e la ricercatrice del mio dipartimento appena mille e trecento ma solo perché aveva un incarico nella scuola pubblica, gli assegni di ricerca sono molto più bassi". In 5 anni all'università saranno tagliati 1500 milioni di euro e questo comporterà riduzione degli investimenti sul personale e aumento del rapporto studenti-docenti. I dati Ocse evidenziano che l'Italia tra i paesi occidentali ha il rapporto più alto 20,4 contro i 16,4 del Regno unito  e 15 negli Usa.
Giovanni è ricercatore ad Agraria e sta considerando la possibilità di lasciare Palermo, anche lui appartiene alla categoria dei cervelli in fuga. "Per ogni cinque docenti che andranno in pensione ne verrà assunto appena uno e per il 2009 si parla addirittura di un precario ogni dieci pensionamenti - asserisce sconfortato - come si può restare in queste condizioni?".
"I tagli li stiamo già scontando - continua Giovanni - niente assegni di ricerca per il nuovo anno e niente borse di studio: è strabiliante che un governo per anni ha investito su queste intelligenze e di colpo le taglia fuori, pur avendo titoli di spessore" .
Sia professori che ricercatori concordano su un punto della contestata riforma Gelmini: l'assegnazione di risorse per merito. “Ma il problema è che il ministro generalizza e non controlla - insiste Chiara -, venga a valutare il dipartimento di matematica in modo oggettivo e ne constati i livelli di efficienza prima di bocciare tutti senza distinzione".
Gli studenti esprimono preoccupazione per l'articolo 16 del decreto che invita gli atenei a trasformarsi in fondazioni private e a procacciare fondi ovunque per supplire ai tagli statali. Lucia di Mussomeli, studia scienze storiche e teme l'aumento spropositato delle tasse: "Come si fa ad avere gli stessi servizi con meno soldi? Quell'articolo annullerà anche il merito e restringerà sempre più l'accesso allo studio". Emanuele è biologo, sul suo camice c'è la scritta biodisoccupato e porta al collo un'ironica immaginetta sacra della Gelmini accompagnata da una supplica. Sceglie un modo irriverente per protestare ma "spero che dall'alto si intervenga sul serio per fare chiarezza e assicurare il nostro futuro". Tra i manifestanti anche Rita Borsellino che ha dichiarato: "Oggi si esprime un segnale di grave disagio per l'istruzione pubblica. Il diritto allo studio va difeso e con esso il diritto ad un' istruzione di qualità che promuova la ricerca ed eviti fughe di intelligenze".
Il corteo si è concluso davanti alla prefettura, i cui cancelli sono stati ricoperti dai drappi che inneggiavano all'abolizione della legge. Due studenti in rappresentanza di tute le facoltà palermitane hanno consegnato al prefetto un documento in cui chiedono l'annullamento della legge. Intanto continuano le assemblee nei diversi plessi dell'ateneo mentre giovedì i professori di ingegneria terranno una lezione pubblica a Piazza Politeama.