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Al seminario vescovile

Giovani e lavoro,
se ne parla a Trapani


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E’ certamente scottante e tocca la vita della stragrande maggioranza delle famiglie. Il rapporto tra i giovani e il lavoro è uno dei temi più “significativi” della società contemporanea. E se è affrontato attraverso l’ottica di una vera e propria sfida tra innovazione e realtà produttiva lo è certamente ancor di più.

E’ proprio attraverso questa prospettiva che giovedì, con inizio alle 17 al seminario vescovile di Trapani, i riflettori si accenderanno sul forum “Giovani e lavoro: le sfide attuali tra innovazione e realtà produttiva”. Sottoccupazione, redditi bassi, disoccupazione, scarsa specializzazione e percorsi formativi spesso slegati dal mercato dei lavoro, incidono, infatti, profondamente sulla qualità della vita dei giovani, frenando lo sviluppo delle loro capacità, ma anche la consapevolezza del valore del lavoro come occasione di realizzazione personale e di contributo alla crescita sociale del territorio. Il risultato è un profondo disagio e una scarsissima fiducia nel futuro. Ed è proprio su questo disagio ma anche sulle strategie più adeguate per affrontarlo e superarlo che l’occhio del forum intende puntare la sua attenzione.

Nel corso dell’incontro (promosso dalla facoltà Teologica di Sicilia, dagli Amici dell’università Cattolica, dal centro studi della banca “Don Rizzo, dal centro “Arrupe” di Palermo, dalla diocesi di Trapani e dall’arcidiocesi di Palermo), cinque giovani – studenti e imprenditori – intervisteranno due relatori: un economista, Luigi Campiglio pro-rettore dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e Simone Cimino, manager siciliano presidente di Cape, un fondo finalizzato a sostenere processi di sviluppo di aziende medio-grandi dell'Isola.
Il forum è stato preceduto da due momenti di formazione e di elaborazione di proposte, a cui ha partecipato un gruppo di studenti dell’istituto tecnico Commerciale “Sciascia” di Erice, ma anche studenti universitari impegnanti in attività sociali, referenti del progetto diocesano “Policoro” che si occupa di stimolare l’auto-imprenditorialità di soggetti svantaggiati, un paio di giovani imprenditori.
Gli incontri, guidati da Alessandro Hoffmann (docente associato di Politica agraria all’università di Palermo), da Giuseppe Notarstefano (ricercatore di Statistica economica), e da Fulvio Ingaglio La Vecchia (presidente del Cespes, il centro studi che fa riferimento all’università Cattolica di Milano), hanno avvicinato i giovani alla elaborazione e all’analisi dei dati del tessuto imprenditoriale e del mercato del lavoro in provincia di Trapani.
Anche nel Trapanese, infatti, si registra insieme al deficit culturale collegato alla cultura d’impresa, la difficoltà dei giovani a raggiungere la piena autonomia, con la presenza della famiglia come principale ammortizzatore sociale.

"Il bisogno di promuovere un'occasione di riflessione tra due mondi vitali, quello giovanile e quello produttivo, nasce da una rete di istituzioni di ispirazione cristiana. E non poteva essere diversamente dal momento che – evidenzia il vescovo di Trapani, Francesco Miccichè - ci si muove sulla linea di una Chiesa che vuole porsi in prima linea nella promozione umana, sviluppando la consapevolezza dei problemi collegati al mondo del lavoro".

"Il problema cruciale è riallineare la responsabilità dei singoli e la responsabilità collettiva nella direzione di un bene comune possibile e sostenibile per le nuove generazioni e per i bisogni del territorio regionale", afferma Giuseppe Notarstefano, coordinatore didattico dell'istituto "Arrupe" di Palermo. “Occupandoci del mondo giovanile rispetto a quello produttivo – aggiunge il coordinatore - è necessario insistere sull'aspetto formativo. Ecco perché si vuole proporre un percorso che parta dallo studio e dall'approfondimento per passare alla consapevolezza delle proprie risorse”.
Il tutto all’interno di uno scenario tracciato dai più recenti dati elaborati dall’istituto “Tagliacarne” di UnionCamere. Nell’Atlante della competitività delle provincie e delle regioni, pubblicato qualche settimana fa dall’istituto di studi e statistiche delle Camere di Commercio, il tessuto produttivo trapanese sembra risentire in misura rilevante della carenza di servizi a supporto delle attività imprenditoriali.
“L'economia della provincia di Trapani, che si basa su un complesso di oltre 44 mila imprese, è trainata essenzialmente dal settore agricolo – si legge nel documento - che assorbe complessivamente il 41,1 per cento dell'intero sistema imprenditoriale assegnando alla provincia non solo il primato isolano di poco superiore a quello di Agrigento, ma anche la quinta posizione in Italia per importanza del settore”. Marginale, invece, sarebbe il ruolo dell'industria, impegnata soprattutto nella trasformazione dei prodotti agricoli e del pescato. Poco significativi, infine, i servizi, il credito, i trasporti, gli alberghi e i pubblici esercizi. Esigua anche la consistenza dell'artigianato con un 17,4 per cento del totale imprese che colloca Trapani al sestultimo posto nel contesto delle 103 province italiane.
Secondo i dati, l'economia locale, almeno in termini di creazione di nuove imprese, sarebbe stata negli ultimi anni abbastanza vivace, mentre da segnalare è la quota di ditte individuali (82,7 per cento) che è superiore al dato nazionale (66,6 per cento), a quello del Mezzogiorno (75,7 per cento) e a quello siciliano (79,9 per cento).
Note dolenti dal mercato del lavoro che, secondo quanto si legge nel documento, “è insoddisfacente rispetto alla media nazionale”. La disoccupazione complessiva (10,4 per cento) appare in diminuzione rispetto al 15,8 per cento del dato precedente, ed è più bassa che in Sicilia (13,5 per cento), ma il divario che la separa dal dato nazionale è notevole. Note amare, infine, per i dati che riguardano il tenore di vita. “Il reddito pro-capite di circa 11.697 euro sarebbe, infatti, fra i più bassi della penisola e crescerebbe “con incrementi trascurabili, lasciando invariato il ritardo in termini di ricchezza disponibile tra la provincia trapanese ed il resto d'Italia”.