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Tornelli per i giudici

Il procuratore Messineo:
"Le priorità sono altre"


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Tornelli in tribunale e tagli alle intercettazioni. Due temi caldi negli ultimi giorni nella magistratura. Ne parliamo con il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo.

Cosa ne pensa dei tornelli nei palazzi di giustizia? Crede che a Palermo ci sia bisogno di un controllo maggiore sul lavoro dei magistrati?
”Il progetto di istituire sistemi di controllo nell’orario di lavoro dei magistrati non eserciterà alcuna rilevante influenza per quanto concerne gli uffici di Procura. I sostituti infatti sono presenti in ufficio tutti i giorni, salvo l’assenza per impegni di servizio fuori sede, e generalmente si trattengono in ufficio sicuramente oltre le ore 14 e spesso nelle ore pomeridiane. Per quanto concerne gli uffici giudicanti credo che prima di installare i tornelli, che esistono già, ma fino ad oggi sono serviti ad impedire l’accesso ai soggetti potenzialmente pericolosi per l’incolumità dei magistrati, dovrà essere risolta la questione relativa alla disponibilità almeno di una stanza per ciascun magistrato, per consentirgli di lavorare in condizioni di relativa tranquillità. Tali strutture oggi non esistono e crearle non sarà semplice nelle attuali condizioni dell’edilizia giudiziaria. Peraltro non va confusa la presenza in ufficio con l’attività lavorativa che per la natura propria del lavoro del giudice, che consiste nel redigere complesse motivazioni, viene svolta in massima parte per necessità ed in modo proficuo fuori dall’ufficio”.
Lei ha invitato i propri sostituti a utilizzare le intercettazioni in maniera "prudente", con una "avveduta gestione delle risorse disponibili". C'è stato sperpero nell'utilizzo delle intercettazioni?
”Non ritengo che in passato si siano verificati sperperi nelle intercettazioni, ma d’altra parte ogni attività umana è perfettibile, ed è quindi possibile studiare criteri generali per finalizzare meglio l’attività di intercettazione alle concrete e specifiche esigenze di indagine”.
Lo Stato ha tempo fino al primo dicembre per pagare il suo debito, 140 milioni di euro. Poi, in assenza del denaro, le tre società lombarde che gestiscono oltre il 70% del mercato delle intercettazioni telefoniche e ambientali sospenderanno il servizio. L' ultimatum è stato presentato al ministero della Giustizia. Come finirebbe per le indagini di mafia a Palermo?
“Le intercettazioni sono costose ma d’altra parte sono uno strumento assolutamente indispensabile per scoprire le trame associative e le reti di favoreggiatori dei grandi latitanti e quindi non possiamo né rinunziarvi né pregiudizialmente limitarle. Indubbiamente una indiscriminata limitazione delle risorse disponili per le intercettazioni costituirebbe un ostacolo alle indagini di mafia. Mi sembra preferibile, e lo stiamo appunto facendo, una attenta razionalizzazione nell’uso delle risorse”.

R.M.