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Palazzo Rudinì

Fallisce il colpo
della banda del buco


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La banda del buco era pronta ad agire. Dall’interno di Palazzo Rudinì i ladri erano a buon punto per bucare da parte a parte solette e muri, e quindi entrare in almeno quattro esercizi commerciali che si trovano al piano di sotto e lateralmente. Siamo nella centralissima Palermo, ai quattro Canti di città. Il palazzo, in vendita, non gode di ottima salute. Nei mesi scorsi le scorribande dei topi di appartamento hanno sottratto maniglie e ornamenti.

Le denunce sono scattate, ma questa volta ad agire erano ladri ben più organizzati, che non si sarebbero accontentati di quattro cianfrusaglie sparse nel Palazzo. La loro mira erano i negozi in basso. Un bar, due negozi di moda, la leggenda Pustorino. Quattro fori nella soletta per calarsi lentamente nei locali commerciali, la notte, quando nessuno li poteva vedere. Dal loro tetto i negozianti non avrebbero potuto notare niente. Mancava ancora qualche centimetro di intonaco per completare l’opera. Quasi fortuitamente, stamattina, la scoperta. Gli uomini dell’agenzia immobiliare che sta trattando la vendita dello storico Palazzo fanno visita all’immobile. Il pavimento di una parte del Palazzo risultava scarificato. Un lavoro lento. Forse i ladri ci avranno messo più giorni, martellando nei momenti in cui i negozi erano con le vetrine spente, per portare a termine il loro piano. I titolari delle attività commerciali sono stati chiamati al piano di sopra. Tutti sono rimasti con un palmo di naso.  Qualcuno è ancora scosso. Magari stasera si sarebbe compiuto il furto e, domani, avrebbero trovato i loro negozi svuotati della merce. I commercianti hanno subito denunciato l’accaduto. Ma in loro rimane la paura di aver rischiato di mettere in discussione lavoro e attività. Si sentono abbandonati dall’amministrazione comunale. Più volte hanno chiesto al Comune più sicurezza e, soprattutto, la rinascita di una via che sta morendo giorno dopo giorno, spaccata in due, con una parte più nobile e una che vive all’emarginazione, attorniata da palazzi in disuso, fatiscenti, dove la notte è terra di nessuno.
“Viviamo in uno stato di completo abbandono – dice Giovanni De Simone, titolare di un negozio di abbigliamento che ha rischiato di essere visitato dai ladri -. Era tutto pronto per commettere il furto. Hanno portato via gran parte del pavimento del Palazzo e col ‘piede di porco’ hanno tolto i grossi mattoni di tufo”.
Anche al bar Ruvolo si vivono momenti di tensione. “Abbiamo rischiato grosso – spiega il proprietario -. Ogni giorno guardo questa via e mi accorgo che siamo rimasti soli. Attorno a me vedo soltanto palazzi abbandonati e chiusi da decenni. Non è possibile che nessuno dell’amministrazione interviene per riportare un po’ di tranquillità”.
La nascita dei comitati spontanei in via Maqueda, i commercianti stessi, le associazioni di categoria hanno presentato numerose soluzioni per far rifiorire l’asse storico della città. Il Comune non ha i soldi e qualsiasi progetto finisce nel dimenticatoio. Provate a guardare la Galleria delle Vittorie, o quello che è rimasto, e capirete tutto. O a spostare lo sguardo verso Palazzo dei Crociferi, Rudinì di proprietà di privati che molte volte preferiscono vendere o non ristrutturare, nonostante ci siano stati almeno sei bandi con fondi comunitari per coofinanziamenti. Una cartolina offuscata di Palermo, dei gioielli di una città diventati fondi di bottiglia. E siamo nel salotto di Palermo.