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Sequestro da 100 milioni

Il tesoro del "Re delle cave"


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 Era considerato il “re delle cave” tra Bagheria e Altofonte. Da lì, Salvatore Buttitta, ha costruito la sua posizione all’interno di Cosa nostra, divenendo il fornitore di materiale da costruzione per le ditte edili e poi anche prestanome.

Dei proventi degli inerti avrebbe anche versato alcune somme al padrino Binu Provenzano. Anche collaboratori del calibro di Angelo Siino e Nino Giuffrè, il boss di Caccamo (detto “Manuzza” per una malformazione alla mano destra) avevano parlato di lui come “uomo vicino a Binu Provenzano”. Ma Buttitta era anche diventato predominante nel mandamento di Caccamo grazie alla sua vicinanza con la famiglia Rinella. Ma proprio dall’arresto del boss Rinella per Buttitta sarebbero iniziati i guai.

Già nel 2006 e nel 2007 gli erano stati sequestrati beni per 300 milioni, oggi quest’ultimo sequestro (100 milioni tra palazzi e terreni in diverse zone della provincia). Ma quest’ultimo provvedimento è stato applicato a pochi mesi dalla morte di Buttitta, passato a miglior vita nell’agosto scorso. A farne le spese sono stati la moglie e i quattro figli. I carabinieri del gruppo di Monreale dopo due anni di indagini patrimoniali hanno applicato una norma (disposizioni contro la mafia) che prevede che le misure di prevenzione patrimoniale possano essere applicate anche in caso di morte del soggetto procedendo nei confronti degli eredi. Tutto questo per privare la mafia di ingenti mezzi economici. Solo a Bagheria la famiglia Buttitta era proprietaria di un intero stabile in via Mattarella, sopra un’agenzia del Banco di Sicilia. A Palermo, invece, un’altra palazzina di proprietà degli eredi di Buttitta si trova nel quartiere Borgo Nuovo.

Il sequestro di beni mafiosi condotto dal Gruppo dei carabinieri di Monreale "costituisce la prima applicazione, anche per rilevanza economica dei beni, della norma contenuta nel “pacchetto sicurezza”, ha affermato il comandante provinciale dei carabinieri di Palermo Teo Luzi, aggiungendo che "con la vecchia normativa ciò non sarebbe stata possibile".

di Romina Marceca