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Sopravvissuti all'atomica

Sbarcati in città i reduci
di Hiroshima e Nagasaki


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Sono arrivati al porto di Palermo alle 11. Sono 102 sopravvissuti alle atomiche lanciate nell'agosto del '45 su Hiroshima e Nagasaki. Ad attenderli nessuno. Solo un consigliere comunale li ha accolti, ha ascoltato i loro racconti, ha acceso anche le luci all’interno di Sala delle Lapidi per consentire che le loro storie terribili risuonassero all’interno di un luogo pubblico per far sì che un altro crimine così grande non si ripetesse più.

“Palermo anche questo, un evento unico in Italia dimenticato e rimosso da tutti – dice Antonella Monastra consigliere comunale – Disattenta su tutto anche su questi eventi drammatici raccontati dai testimoni che hanno vissuto una tragedia così grande”. Loro, un gruppo di miti, ma decisi giapponesi, si sono presentati con le loro facce sofferenti con le loro foto che ricordano in modo indelebile i danni e le tragedie della bomba nucleare un racconto preciso per chiedere che non succeda mai più. Che ancora queste tragedie hanno a distanza di così tanti anni effetti sulla vita di tanti uomini rimasti menomati. “Sono nati mostri dalla deflagrazione di Hiroshima e Nagasaki. Mostri a distanza di anni dall’agosto del ’45 quando l’America lancio le bombe sulle cittadine giapponesi per costringere alla resa il Giappone e terminare la seconda guerra mondiale – dice una delle sopravvissute – Io avevo 15 anni e ricordo tutto benissimo. Un boato terribile. Tanta gente che cercava refrigerio nei bidoni d’acqua e così è stata trovata morta dalle prime squadre che sono riuscite ad intervenire. Non si sapeva nulla degli effetti. Anche i primi soccorritori sono morti di atroci malattie” Il loro racconto è lucido. Uno di loro è venuto su una carrozzella. Non ha le gambe. Non ha voluto mancare all’appuntamento in una città come Palermo culla del Mediterraneo. Ma ha raccontato tutto ad un’aula consigliare quasi vuota. Con pochissimi ad ascoltarla. “Ci sono le partite. Evidentemente i palermitani vogliono rimuovere tutto senza rendersi conto che la testimonianza e il ricordo storico è la prima arma che hanno gli uomini per fare in modo che errori così grandi non si ripetano più – dice Fosca Medizza che ha organizzato l’evento con il sostegno del Cepes, del dipartimento di Ecologia della facoltà palermitana di Scienze, e dell'Isde (International society of doctors for environment). La nave ripartirà nella serata di domenica.– A corredo del loro racconto ci sono queste foto. Terribili. Foto di distruzione. E’ terribile anche quanto sta avvenendo a Sala delle Lapidi dove c’è pochissima gente”. Eppure i palermitani erano i soli italiani privilegiati a poter assistere alla testimonianza diretta di questi eventi. La “Peace boat”, partita il 7 settembre da Yokohama, doveva arriva il 17 ottobre. Un’avaria l’ha bloccata nel porto della Grecia. Poi doveva arrivare il 22. Ma anche quella data è saltata. E’ arrivata oggi alle 11. E’ una tappa voluta per denunciare l'orrore della guerra e delle armi nucleari. La nave, che ha già toccato numerosi paesi, ultimo Malta, proseguirà per Barcellona. Paesi che certamente gli avranno riservato un accoglienza più onorevole. Arigatou Gozaimasu, da parte dei 102 hibakusha.

di Ignazio Marchese