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Torna la tratta degli schiavi

Portati in Italia e privati d'identità,
sgominata banda a Catania


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Una organizzazione che riduceva in schiavitù lavoratori immigrati è stata sgominata dalla Digos di Catania, nell'ambito di una indagine coordinata dalla Dda etnea. Alla guida del gruppo c'erano i titolari di una agenzia di trasporto e di intermediazione al lavoro, gestita da due cittadini rumeni. Le vittime erano connazionali, solitamente contadini, attratti con la pubblicazione su giornali locali di inserzioni che promettevano lavori regolari in Italia.

L'organizzazione provvedeva, con propri autisti e mezzi, a condurre gli stranieri nel nostro Paese e a collocarli prevalentemente presso aziende agricole compiacenti di tutta la penisola. Per il servizio gli organizzatori del viaggio concordavano un corrispettivo a garanzia del quale chiedevano alle vittime la consegna della carta d'identità o del passaporto. Corrispettivo che, una volta in Italia, poteva aumentare a dismisura, fino a raddoppiare. Da quel momento, fanno sapere gli inquirenti, i lavoratori rumeni venivano sottoposti "ad una continua pressione psicologica al fine di recuperare" le somme, "privati dell'identità" e "costretti a svolgere irregolarmente l'attività a cui venivano destinati dai vertici dell'organizzazione con la complicità di datori di lavoro italiani, attratti dalla prospettiva di avere manodopera a basso costo".
Le vittime - riferiscono ancora gli investigatori - erano esposte "a maltrattamenti e vessazioni ed alloggiate in immobili indecorosi. In alcuni casi venivano impiegati irregolarmente in lavori faticosi e pericolosi anche minorenni. Le precarie condizioni igieniche nelle quali erano costretti a vivere favorivano l'insorgere di gravi malattie dermatologiche, ormai quasi sconosciute nel nostro paese". Arrestati il titolare italiano di un'azienda agricola ed un rumeno.