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Firmato Lo Piccolo

La mafia dei pizzini
nel libro di Marannano


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Giovanni Falcone, prima di volare a Roma per organizzare la trincea dell'antimafia, disse a un paio di cronisti riuniti con lui in un pranzo confidenziale: “La lotta alla mafia non può fermarsi a una sola stanza, la lotta alla mafia deve coinvolgere l’intero palazzo. All’opera del muratore deve affiancarsi quella dell’ingegnere. Se pulisci una stanza non puoi ignorare che altre stanze possono essere sporche, che magari l’ascensore non funziona, che non ci sono le scale. Io vado a Roma per contribuire a costruire il palazzo”. Forse, chi pronunciò quella frase non sapeva che, suo malgrado, sarebbe passata alla storia con altre e in pochissimo tempo. E chi l’ascoltò, abituato all’unità di misura della cronaca, rimase probabilmente preda di una vertigine quando ritrovò quelle stesse parole di un uomo vivo, nel bagaglio dei ricordi di un magistrato morto. La profezia mai avverata di Giovanni Falcone, che narrava la sua urgenza di affrontare l’antimafia con una visuale più ampia, è una piccola gemma che custodisce la memoria, sotto forma di citazione, nel libro di Vincenzo Marannano “Firmato Lo Piccolo” (228 pagine, Novantacento editore), capofila della collana della rivista “S”. Marannano, per le inchieste pubblicate sul mensile, riceverà nei prossimi giorni il premio “Cutuli”. Il libro è stato presentato stamattina a Palermo a Villa Filippina. Con l’autore, c’erano Felice Cavallaro, il presidente dell'associazione “Libero Futuro” Enrico Colajanni e il pm Gaetano Paci. “Firmato Lo Piccolo” condensa nelle sue pagine un utile compendio di documenti, i “pizzini” sequestrati al boss Lo Piccolo. E si pone soprattutto come un importante scandaglio che non ha solo la giusta voglia di capire e spiegare il presente, ma che rappresenta, in prospettiva, una raccolta inestimabile di fonti. Nel corso della presentazione, Cavallaro ha voluto sottolineare la necessità “delle voci libere dei cronisti che riescono ancora a raccontarci la realtà”. Colajanni ha fatto il punto sull’associazionismo antiracket, mentre il pm Paci ha definito il libro: “Uno specchio”. Così, in effetti, è. Il riflesso di una terra governata dalla mafia che da poco ha scoperto il gusto genuino della speranza.