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Parla Gregorio Porcaro

Il sacerdote sposato si confessa:
“Ora sono un vero uomo di Dio”


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Clandestini dell'amore. Naufraghi della sessualità. Anime purganti che trascinano la pena nel deserto della carne, sotto la canicola di una regola che non permette la sosta in oasi di ristoro. Gregorio Porcaro non descrive con queste immagini il dramma di alcuni  sacerdoti costretti a mediare tra i paramenti sacri, gli istinti, il cilicio della castità e gli strappi del cuore. Ma quando parla, ha la dolcezza sfolgorante di un viaggiatore che ha trovato la sua via nel Sahara. La sua acqua fresca sgorga dalle mani di una donna, dagli occhi dei suoi figli. Ecco perché, per contrasto, viene da pensare al sentiero arido di altri.

Gregorio, una volta, era don Gregorio. Amico e ombra di padre Pino Puglisi, ai tempi bellissimi e infuocati di Brancaccio. E' stato costretto ad abbandonare la tonaca e una sincera vocazione, in ossequio alla disciplina. Non è concesso tenere insieme Dio e una moglie. Adesso, Gregorio narra di sé. Lo spunto è sempre quello: la vicenda di un religioso e di una presunta estorsione ai suoi danni. L'incastro perfido che avrebbe costretto un uomo di chiesa a denunciare ai carabinieri una relazione sessuale, pur di evitare la rovina. Si parte da qui. Si arriva al cuore della questione, al precetto ecclesiastico che considera inconciliabili l’amore celeste e l’amore terreno.
Gregorio Porcaro, qualcosa si muove tra le navate. Padre Stabile – una voce autorevole del clero siciliano – ha detto quello che tanti pensano, matrimonio e sacerdozio non si elidono per forza.
“Ovviamente, sono d'accordo – risponde il giovane apostolo di don Pino, invecchiato appena un po' -. Si tratta di due sacramenti. Gesù Cristo può mai avere creato due sacramenti incompatibili?”
Immaginiamo che la risposta sia no.
“No, certo. Non c'è nulla a riguardo nella Bibbia. Nemmeno storicamente esiste un divieto del genere. E' tutto un problema della chiesa cattolica che in tema di sesso prende le cose con le pinze, come se scottassero”.
Invece?
“C’è una contraddizione. Il Vaticano bolla alcuni comportamenti come sbagliati perché sarebbero contro natura. Ma poi lega le persone a scelte che vanno chiaramente nel senso opposto alla direzione naturale. Come si fa a rinunciare all'amore e alla sessualità?”.
Oggi si discute parecchio sull'argomento.
“I tempi, per fortuna, sono cambiati. La gente sa ragionare con la propria testa. Riflette. E, riflettendo, capisce che la famiglia e l'amore non impediscono a un uomo di essere un buon sacerdote”.
Lei si sente ancora un prete?
“Io sono un prete perfino migliore di prima. Ora so cos'è la famiglia. So cosa vuol dire avere figli e ne posso parlare con cognizione di causa, non in astratto”.
Rimpianti?
“Mai, nemmeno per un momento”.
Quanti sono i sacerdoti che vivono una condizione di lacerazione come quella che ha spinto Gregorio Porcaro alla rottura traumatica e necessaria col suo vecchio universo?
“Direi la maggior parte. Anzi, dico di più”.
Prego.
“Una piaga come la pedofilia, che vede spesso il coinvolgimento di esponenti del clero, nasce proprio dalla repressione, dall'ossessione, dall'impossibilità di vivere liberamente istinti e passioni”.

Come se ne esce?

“Col coraggio della verità. Senza paura.”.