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La parentopoli di Messina
sulle scene di “Anno Zero”


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L’Università di Messina finisce ancora una volta sotto i riflettori mediatici e ancora una volta ne esce malconcia. Da “La Repubblica” al “Corriere della Sera”, da “Blu Notte” fino ad approdare, ieri sera, ad “Annozero”, le inchieste sulla “parentopoli” dell’Ateneo peloritano hanno, sempre di più, un’eco nazionale.

In quindici minuti, in apertura di trasmissione, ad “Anno Zero”, Michele Santoro, ha illustrato, con l’aiuto di diagrammi, il sistema delle baronie presenti nell’Università di Messina. "I casi di omonimia - come ha detto Michele Santoro - si evidenziano soprattutto nelle facoltà di Medicina e Giurisprudenza".
Il rettore Francesco Tomasello, ieri pomeriggio, ha tentato, però, di battere sul tempo il giornalista di Raidue. Ha convocato una conferenza d’Ateneo e, davanti a una platea di interessati e di curiosi, ha dichiarato che “solo il 14% dei professori è legato da rapporti di parentela ed affinità con docenti dell’Ateneo”.
La trasmissione “Anno Zero” è andata ben oltre. A supporto delle sue tesi, Santoto ha riportato dichiarazioni di docenti e intercettazioni telefoniche. Giuseppe Cucinotta, professore ordinario della facoltà di Veterinaria di Messina, che con la sua denuncia ha fatto cadere di nuovo, come dieci anni fa, l’Università nel baratro, per la prima volta, ha parlato davanti ai giornalisti. “Ho subito minacce, intimidazioni; ma non potevo permettere che diventasse docente uno, chiunque esso fosse, che non avesse i meriti e le qualità. E non sono stato il solo, tutta la commissione ha valutato non idoneo il candidato raccomandato". Il professore Cucinotta ha raccontato di aver girato, per alcuni mesi, con un registratore in tasca per raccogliere le minacce.
Da queste accuse, il rettore Tomasello, insieme a ventidue tra docenti e dirigenti, il 5 marzo prossimo, dovrà difendersi in tribunale e per tale ragione si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande, che la giornalista, inviata di “Anno Zero”, gli ha posto. Ha però evidenziato che l’Università di Messina ha avviato un percorso di trasparenza secondo il quale tutti i curricula dei docenti dell’Ateneo di Messina sono pubblicati online e quelli dei docenti legati da rapporti di parentela o affinità sono esposti sul sito in elenco separato per evidenziare le carriere e la produzione scientifica. Ad occuparsi della pubblicazione dei curricula, però, fa notare l’inviata, sono due parenti del rettore.
Intanto l’Università si difende coi numeri registrati nell’ultimo quadriennio e resi noti, ancora una volta, ieri pomeriggio durante la conferenza generale dell’Ateneo.
Dal 2004 Messina è frequentata da circa 35.000 studenti per anno, il più alto numero negli ultimi nove anni. In corso oggi sono il 58%, l’8% in più rispetto a 9 anni fa. E poi ancora i laureati nel 2004 sono stati 4.306 di cui 28% in corso, nel 2007 sono stati 4.871 di cui 32,40% in corso. I docenti dell’Ateneo nel 2004 erano 1.421 ed oggi sono 1.379; nel 2003 erano 2.040 le unità di personale tecnico-amministrativo, oggi sono 1.591. Sul piano di ricerca, premialità e merito, Tomasello sottolinea che “per la prima volta le risorse per la ricerca siano state distribuite sulla base degli indicatori riconosciuti a livello internazionale. Per la prima volta sono state istituite le premialità annuali per i giovani ricercatori. Per i ricercatori a tempo determinato, la selezione avviene con il sistema del peer review, cioè la valutazione dei curricula da parte di referees di prestigio internazionale”.

di Gabriella Cerami