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donne e violenza

“Sotto l'abito nuziale
i lividi delle percosse”


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“Camminavo verso l'altare, con il vestito bianco, candido e sotto il corpetto c'erano i lividi blu. Cercavo di nasconderli sotto le maniche e sorridevo.  Mancavano due giorni al sì e mi aveva picchiata senza motivo”. Lucia, (tutti i nomi sono inventati) 25 anni ha resistito 24 mesi sotto lo stesso tetto dell'amore della sua vita poi non ce l'ha fatta più a sopportare le continue percosse, la violenza e lo ha lasciato.

“Mi stringeva la gola e non potevo respirare e pensavo questa volta mi ucciderà e poi anche stavolta sono tornata a respirare, un po' dopo rispetto alle altre volte ma ero viva e volevo vivere anche per il mio bambino”. Maria aspettava il terzo quando ha deciso di fuggire dall'inferno. Sono tante le storie che hanno trovato casa presso l'associazione le Onde di Palermo, dal 1992  impegnata sul campo minato della violenza domestica. “Abbiamo voluto festeggiare in questo modo la giornata mondiale contro la violenza sulle donne - spiega Mara Cortimiglia, operatrice d'accoglienza -. Vogliamo dar voce alle tragedie quotidiane e al dolore subito in silenzio anche nella nostra città”. Solo lo scorso anno 528 donne si sono rivolte all'associazione, 300 sono state seguite nel riprogettare la loro vita e quella dei loro figli. Alle Onde fanno riferimento anche due strutture d'accoglienza ad indirizzo segreto, ma tenerle in vita è “una lotta di resistenza”, ribadiscono le operatrici, soprattutto da quando in febbraio il Comune ha sospeso la convenzione e i fondi. “Purtroppo siamo costrette ad occuparci soprattutto di madri segnalate dal tribunale dei minori, ma al nostro centro fanno riferimento moltissime donne - continua la Cortimiglia -. L'80% dei casi sono donne palermitane, il 5% straniere, sia europee che mediorientali. Hanno tra i 31 e i 50 anni, moltissime diplomate e poche con un lavoro continuativo”. Si arriva alla denuncia con estrema fatica.



Certo non basta una celebrazione ad eliminare lividi, percosse e violenze feroci. Questa giornata voluta dall'Onu fin dal 1999 ricorda che c'è molto da fare anche nel moderno Occidente dove non ci sono lapidazioni pubbliche ma dove le maggiori cause di morte per le donne sono dovute a violenze domestiche e familiari.