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Stipendi in ritardo, protesta nella fabbrica di mega-yachts. I proprietari: colpa delle banche che non ci danno credito


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Hanno occupato l'azienda i circa 150 lavoratori della "Boats" di Termini Imerese, l'unica a non essere ricorsa alla cassa integrazione nell'area industriale dominata dalla Fiat e dall'indotto.

Le commesse ci sono, ma la fabbrica di megayatch non ha pagato gli stipendi di novembre attesi a meta' dicembre e che, secondo un'intesa, dovevano essere versati ieri; stesso discorso per le tredicesime e si teme anche per le buste paga del mese corrente. Cosi' i dipendenti hanno passato la notte in cantiere, in attesa di una risposta. I sindacati avevano anche messo sul tavolo la disponibilita' a una liquidazione delle tredicesime in piu' rate, ma anche questo non e' servito a sbloccare la vertenza. L'impresa ha fatto sapere che, all'ultimo momento, la banca verso cui e' esposta si e' tirata indietro e non ha concesso ulteriori dilazioni. "E' stato un brutto colpo - dice Vincenzo Comella della Uilm - inferto proprio sotto Natale. Gli operai hanno passato la notte in azienda anche perche' non hanno i soldi per il treno che li dovrebbe portare a casa. E poi non hanno il coraggio di dire alle loro famiglie che non potranno festeggiare serenamente il Natale". "Una vicenda dolorosa - aggiunge Roberto Mastrosimone della Fiom Cgil - che si trascina da tempo. Questo e' l'unico settore che in questa fase difficile continua a tirare. Ci sono le commesse, ma a quanto pare le banche non danno una mano. I lavoratori sono stati pazienti, ma si prevede un ulteriore aggravamento della situazione e sono allo stremo". Nel pomeriggio è arrivata la schiarita: gli operai della Blue Boats hanno avuto la garanzia del pagamento dello stipendio di novembre e hanno abbandonato la protesta. Ma i timori restano. I vertici dell'impresa sono scesi tra i lavoratori per spiegare la situazione. L'amministratore delegato Roberto Grippi ha espresso le sue preoccupazioni per il futuro: "Ritengo di dovere dare la colpa alla situazione internazionale e di allarme per cui le banche non danno credito con facilita' o addirittura non lo danno affatto". Ha spiegato che le commesse ci sono: lavori per 140 milioni fino al 2013. E' in programma un investimento per la realizzazione di un capannone per l'aumento di produzione previsto nel 2009 e 2010, "ma non abbiamo una banca o un istituto finanziario - accusa - che ci lasci presentare la richiesta di finanziamento. E' una situazione assurda". "Se le banche e l'impresa hanno problemi di carattere creditizio devono risolverli, cosi' come deve fare la politica - dice Roberto Mastrosimone della Fiom - ma non possono essere solo e sempre i lavoratori a pagare il prezzo di queste difficoltà".