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E il boss ricomprò all’asta


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Lo Stato sequestra i beni ai mafiosi che poi riescono a recuperarli attraverso le aste giudiziarie, sfruttando imprese gestite da familiari o prestanome. È uno degli aspetti emersi dall'operazione della Dia di Palermo che ha portato al sequestro in Sicilia ed in Umbria di per beni per 2,5 milioni di euro.

Indagando su Salvatore Lo Cricchio, condannato per estorsione aggravata e continuata, la polizia giudiziaria ha accertato che nel 1993, a seguito del fallimento delle attività dell'uomo, alcuni beni vennero venduti due anni dopo all'asta giudiziaria: ad acquisirli fu un'impresa i cui titolari erano legati da vincoli di parentela alla famiglia dei Di Trapani, di cui faceva parte Lo Cricchio.
Nel 2002 il figlio di Lo Cricchio, senza redditi, rientrava in possesso dei terreni, acquistandoli dall'impresa "familiare" per una cifra irrisoria; in particolare si trattava di alcuni terreni nelle campagne di Partinico. Gli altri beni sequestrati, riconducibili a Lo Cricchio anche attraverso la moglie ed i figli, sono un appartamento di 5,5 vani ed il capitale sociale di una società di servizi a Palermo; due appezzamenti di terreno a Balestrate. Valore circa 2 milioni di euro.
Beni per 500 mila euro sono stati sequestrati, nell'ambito della stessa indagine della Dia, anche a Leonardo Baucina, 48 anni, arrestato due anni fa per associazione mafiosa: due appezzamenti di terreno, un fabbricato e un magazzino agricolo a Partinico.
Il sequestro dei beni è stato effettuato in base ai provvedimenti emessi dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, su richiesta dei sostituti procuratori della Dda Domenico Gozzo, Gaetano Paci, Dario Scaletta ed Antonio Ingroia.

Le indagini si riferiscono all'individuazione ed all'aggressione dei patrimoni mafiosi, attività commerciali e beni immobili, intestati a prestanomi e fiancheggiatori della cosca mafiosa palermitana del quartiere palermitano Resuttana, con a capo le famiglie Madonia e Di Trapani ed a quella di Partinico, attualmente controllata dal latitante Domenico Raccuglia.