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Arriva il re (nudo)


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MATERIE PRIME: borsa dipendenti
Questa settimana il mondo delle commodities ha espresso una correlazione molto forte con la borsa, per cui nonostante il recupero della parte finale presenta un saldo negativo: l’indice CRB è sceso del 3,8% (-3,7% da inizio 2009). Il petrolio è sceso anche per l’aumento delle scorte americane , mentre il contango(differenza tra prezzo a pronti e prezzo a termine) molto elevato sta spingendo gli operatori a stoccaggi su petroliere noleggiate appositamente e tenute ferme piene di petrolio: lo stanno facendo Morgan Stanley, Citigroup Inc. e Royal Dutch Shell Plc, con l’obiettivo di spuntare prezzi più alti nella seconda parte dell’anno.
Il che però può essere considerato un segnale ribassista perchè è un eccesso di offerta che deprimerà i prezzi non appena arriverà sul mercato.
Il quadro tecnico dell’oro ha rispettato perfettamente l’evoluzione ipotizzata la scorsa settimana: il ritracciamento si è fermato poco sopra quota 800, ed il rialzo successivo arrivato già a metà strada dal recente massimo(880) dovrebbe far parte della principale onda rialzista con obiettivo quota mille; la conferma sarà data dal sorpasso di area 900. Il platino(-5%) ha perso terreno rispetto all’oro(-2%), perchè ha risentito maggiormente del calo della borsa, ed ha fatto anche peggio del rame (- 2,5%).
Si conclude con : petrolio a 42,6(marzo) gas naturale a 4,8(marzo) oro a 840(febbraio) argento a 11,2(marzo) platino a 953 (aprile) palladio a 186(marzo) rame a 153(marzo).

CAMBI: cinesi in tensione
L’indice del dollaro ha guadagnato quasi il 2% in una settimana dominata dall’avversione per il rischio con le borse in caduta, nonostante la perdita delle ultime 24 ore. Nel complesso i guadagni maggiori sono stati nei confronti delle valute commodities (Nuova zelanda, Australia, Canada) . Riacciuffato in extremis il pareggio con lo yen, come da copione il beneficiario principale di questa situazione, in grado di spingersi fino a 88 (poi conclude a 90) con il dollaro, e a 115 con euro (conclude a 120).poiché i tassi di interesse globali si stanno allineando vicino allo zero, l’effetto sullo yen fin qui derivato dal differenziale dei tassi, si riduce a nulla, e lo yen continua a beneficiare del fatto che l’economia nipponica è creditrice netta nei confronti del resto del mondo, con le maggiori riserve ufficiali al mondo dopo la Cina. Comunque se la recessione si aggravasse e i mercati finanziari dovessero implodere, anche il Giappone perderebbe il suo status di moneta rifugio.

Ancora una volta il dollaro ha evitato così l’effetto dei dati macroeconomici disastrosi: basti pensare alle vendite al dettaglio che hanno mostrato il declino mensile maggiore in 20 anni di esistenza di questa statistica. L’euro ha perso circa l’1% nel saldo settimanale con il biglietto verde, nonostante la BCE non abbia fatto sorprese, limitandosi ad abbassare i tassi ufficiali di mezzo punto al 2%, che resta un livello ben più alto dei tassi nippoamericani, ed anche svizzeri ed inglesi. Inoltre Trichet ha fatto chiaramente capire che non vi saranno ulteriori modifiche ai tassi fno alla riunione di marzo, ed ha anche esplicitamente detto che la BCE non porterà i tassi a zero. Il mercato scommette che si scenderà all’1% in altre due o tre mosse entro il primo semestre.

Nel frattempo EUR/USD ha completato la quinta in corso a 1,3030 ed è riuscito a concludere poco sotto 1,33. Se nei prossimi giorni sarà in grado di superare l’importante resistenza che transita a 1,34 confermerebbe l’onda rialzista con obiettivo oltre 1,50 per aprile. Ma per essere credibile questa evoluzione necessita dello scenario di fine dei tagli tassi europei e di fase rialzista su borse e materie prime, che allo stato pare improbabile. A meno che i cinesi....segnali di tensione giungono dai cinesi che hanno attaccato questa settimana un commento di Paulson il quale ha detto che la crisi è stata innescata dall’eccesso di risparmi cinese. Il capo della banca centrale di Pechino ha replicato definendo questa opinione “ridicola , irresponsabile, ed in una logica da gangster.” Sono d’accordo, peccato però non si capisca perchè loro continuino ad accumulare le cambiali emesse dal gangster. Vedremo se e quando arriveranno finalmente a capire che è nel loro interesse rifiutare la carta straccia di Washington: quel giorno finirà il dollaro.

OBBLIGAZIONI: effetti del pompaggio
Negli USA i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,2% (+1 cts. Rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è sceso al 1,14%(-12 cts.) ma ad un anno al 1,89%(+4 cts.); i bot a 3 mesi allo 0,13%(+7 cts.). I rendimenti dei bonds a 2 anni a 0,65%(-11 cts.); a 5 anni al 1,37%(-14 cts.); il decennale al 2,32% (-7 cts); a 30 anni al 2,93%(-12 cts.). Fermo il differenziale tra 2 e 10 anni a 167 (+4 cts.). Scendono i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (-5 cts. Al 4,96%) salgono i quindicennali(+3 cts. Al 4,65) scendono quelli a tasso variabile ad un anno (-6 cts. Al 4,89%).

Le obbligazioni aziendali primarie quotano 220 cts. Sui titoli di stato contro i 280 di novembre; anche gli spreads dei titoli spazzatura sono scesi di 30 cts. E i Credit Default Swap per molti titoli ad alto rischio -inclusi MBIA, Ambac, MGIC, Sears, GMAC, Ford Motor Credit, - sono oggi ben sotto i livelli di un paio di mesi fa.In particolare gli spreads di fannie e freddie sono dimezzati (a 93 cts.), e i loro costi di finanziamento sono passati da oltre il 5% a 3,25%. Ed anche se i tassi sui mutui non sono un indicatore tanto affidabile, non si può negare che la discesa è stata consistente, ed infatti i rifinanziamenti ipotecari hanno ripreso a salire. Sono gli effetti del super pompaggio sena precedenti effettuato dalla banca centrale.

Scende il rendimento del decennale giapponese (1,22%), mentre sale quello degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani al 6,56% sul decennale (i messicani salgono al 6,13%). In Europa i tassi euribor, dopo il taglio di mezzo punto della BCE, scendono ancora: ad un mese al 2,14% (-30 cts.) a tre mesi al 2,48%(-25 cts.) ad un anno al 2,65%(-24 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi scendono sul 2 anni al 1,48%(-3 cts.) e sul decennale al 2,93% (-9 cts.) per cui si contrae il differenziale tra 2 e 10 anni (+145 cts.); il differenziale con i bonds USA fermo a +61 cts. Per il bund sul decennale, ma sale sulla scadenza a due anni (+83 cts.) sempre a favore del bund.

BORSE: rimbalzo abortito
“Nell’immediato lo sp500 dovrebbe trovare supporto in area 880-890, ma il livello chiave da guardare è 840-850: se si scendesse sotto di esso nei prossimi giorni o settimane, sarebbe il segnale che il ritracciamento è abortito prematuramente (avendo fatto solo il 25% circa di tutto il ribasso iniziato a ottobre 2007). In tale ipotesi diviene allora probabile un nuovo minimo , o almeno un ritest di quota 740, per completare il ciclo primario ribassista iniziato a ottobre 2007, e tutti i conteggi e la tempistica andrebbero poi rivalutati”.
Così sette giorni fa, e ora alla domanda “pausa o aborto?” si può rispondere: aborto. Vediamo perchè.

Dal minimo a 741 la fase di rimbalzo ha proceduto con una serie di abc, tipico dei rialzi all’interno di mercati ribassisti. Onda A si è conclusa a 917, B a 857, ed infine C a 944, risultando deludente con un ampiezza di appena il 50% di A (mi aspettavo almeno il 61,8% se non il 100%). Dopo C un ritracciamento, ancora compatibile con un profilo rialzista, avrebbe dovuto terminare a 888 o al massimo a 848. Questa settimana entrambi i livelli sono stati perforati, e solo a 817 la discesa si è arrestata alle 19 di giovedì grazie all’annunzio di nuovi denari pubblici per le banche, ed all’estremo ipervenduto accumulatosi.Venerdì il mercato ha proseguito in scia fino a 858 ma poi ha di nuovo dimostrato debolezza concludendo a 850 solo in vista dell’incoronazione di Obama martedì(giorno tipicamente positivo per la borsa, che omaggia il nuovo arrivato). Esiste ancora una possibilità minimale che il mantenimento di quota 817 possa riproporre il rimbalzo (facendo abortire l’aborto, con un superamento di area 910-920), ma le probabilità maggiori sono tutte per lo scenario del ribasso, di cui la caduta da 944 a 817 sarebbe la prima onda, e quella in corso la seconda correttiva che dovrebbe spingersi fino in area 880(50%), o al massimo a 900 per poi dare spazio alla terza ribassista con obiettivo in area 630-650 nei prossimi mesi. In sostanza vorrebbe dire che la fase di rimbalzo è durata due mesi come a marzo-maggio del 2008. A favore dell’ipotesi di una ripresa del ribasso, c’è il comportamento di molti altri indici durante questa settimana: i due del settore bancario, che hanno sempre anticipato il mercato fin da ottobre 2007, hanno fatto nuovi minimi; così anche l’indice settoriale dei trasporti, molto seguito per via della famosa Dow Theory; ed il Dow Jones ha fatto un minimo sotto quota 8000 per la prima volta da quando era partito il rimbalzo novembrino; all’estero conferme in tal senso vengono dal Dax tedesco e dall’indice di Hong Kong.

Ricapitolando, i livelli da tenere d’occhio nei prossimi giorni sono 810-820 per una conferma dello scenario ribassista, e 910-920 per un eventuale riproposizione del rimbalzo. Per l’asset si profila una operazione in vendita a rapporto ottimale tra rischio e guadagno, se l’ipotizzata onda 2 si spinge in area 900.

Si conclude con Dow a 8281 -3,7% ( -5,6% da inizio 2009) SP500 a 850 -4,5%(-5,9%) Nasdaq100 a 1198 -2%(-1%)Russell -3%(-6,6%) Trasporti -9%( -11%) utilities -0,3% (-1%) semiconduttori -0,5% ( +1%) Broker -8%( -7%) Banche -20,8%( -29%).Il rapporto tra put e call fermo a 1 e l’indice della volatilità VIX sale a 46.

Il Nikkey giapponese a 8230 -7,4%(-7,3% da inizio 2009), il Dax a 4366 -9%(-9%) il cac francese a 3016, il footsie inglese a 4148 spmib a 18703 e mibtel a 14734 -6% (-2%). Tra gli emergenti: Brasile -5%(+5%) Russia -10% (-10%) India -1%(-3,5%) Cina +2,5%(+7,5%).

PREVISIONI: arriva il Re (nudo)
Lunedì si inizia con la festività americana del Martin Luther king (wally chiusa) e si prosegue martedì con i festeggiamenti senza precedenti e con record di spese per l’incoronazione del nuovo “re” americano. Come si faceva ai tempi dei romani , solo che il paese più indebitato del mondo avrebbe fatto una miglior figura se avesse scelto una modalità sobria: invece, sfarzo e festeggiamenti come mai prima.
Wally dovrebbe partecipare anch’essa alla parata con un rialzo, ma è difficile che possa durare. Già mercoledì tornerà sulla scena l’amara realtà: NAHB Housing Index, nuovi cantieri, e nuove licenze edili. Il crash dei prezzi immobiliari è stata la “pistola fumante” che ha dato inizio alla crisi globale, e ci vorrebbero segni concreti di un miglioramento in questo settore per rendere meno acuto il probema dei titoli tossici (ipotecari), dando respiro al settore bancario. poiché è probabile che tali segni non arrivino, smaltiti gli osannamenti obamiani, è facile che la borsa riprenda il suo andamento negativo, trascinando al ribasso materie prime, rendimenti ed euro, soprattutto contro yen. Sul fronte europeo martedì arriva l’indicatore tedesco Zew che potrebbe riflettere un lieve miglioramento della fiducia così come avvenuto negli USA con l’indice del Michian di venerdì scorso. Giovedì la Bce pubblica il suo bollettino mensile, che dovrebbe confermare quanto già anticipato da Trichet: prospettive molto misere per la crescita, e riduzione dell’inflazione nei prossimi mesi. Venerdì dunque l’indice del settore manifatturiero europeo potrebbe mettere a segno un nuovo record negativo a gennaio.

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Palermo, 19 gennaio 2009