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Caltanissetta, 24 arresti

Tutti gli uomini
di "Piddu" Madonia


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caltanissetta, carabinieri, estorsioni, Giuseppe
Ancora un vecchio boss che comanda da dietro le sbarre.

I Carabinieri del Ros e del comando provinciale di Caltanissetta hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale nisseno su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 24 indagati per associazione mafiosa, estorsione aggravata, usura, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza mediante violenza e minaccia. Sequestrate due società che gestiscono sale scommesse a Gela e Niscemi e un'azienda per la produzione di calcestruzzi, per un valore complessivo di oltre 4 milioni di euro.

I provvedimenti scaturiscono dalla riunione in un unico procedimento penale di due indagini svolte sulla stessa area territoriale, che avevano documentato i rapporti tra diversi gruppi mafiosi. Le indagini hanno dimostrato la posizione di vertice mantenuta dall'anziano boss detenuto, Giuseppe "Piddu" Madonia, in carcere in regime di 41 bis, che continuava ad amministrare i suoi interessi illeciti grazie ai colloqui periodici con i familiari.

Un ruolo di particolare rilievo nella catena di trasmissione delle direttive all'organizzazione - secondo gli inquirenti - sarebbe affidato alla sorella del boss, Maria Stella Madonia ed al cognato Giuseppe Lombardo, in rapporti con il reggente della famiglia, Carmelo Barbieri. I congiunti di Piddu Madonia si sarebbero occupati della gestione del patrimonio illecito accumulato dalla famiglia, reinvestito nelle due società di scommesse sportive sequestrate, che erano intestate a prestanome. Le autorizzazioni per l'apertura delle attività sarebbero state ottenute tramite l'intervento, presso l'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, di un imprenditore catanese del settore.

Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri a Gela (Cl), Niscemi (Cl), Ravenna, Catania, San Giovanni Galermo (Ct), Sant'Agata Li Battiati (Ct), Paternò (Ct) e Casteldaccia (Pa). Nell'ambito dell'operazione sono state documentate le pressioni estorsive ai danni di un consorzio temporaneo di imprese di Paternò, impegnato nei lavori di realizzazione di un parcheggio dell'ospedale di Gela. L'imprenditore sarebbe stato costretto a rifornirsi di calcestruzzo presso una ditta, sequestrata dai militari, che provvedeva, peraltro, alla riscossione del pizzo, anche con il sistema della sovrafatturazione. Il clan avrebbe imposto inoltre l'assunzione nel cantiere di un uomo fidato, che avrebbe garantito il controllo sull'attività nell'interesse dell'organizzazione.