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I problemi dell'euro e la mina yen


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MATERIE PRIME: oro uber alles
L’oro è salito contro tutto e contro tutti, svincolandosi dalle solite correlazioni con il dollaro, con la borsa, con i rendimenti. Il movimento più importante della settimana è stato proprio il rialzo parallelo dell’oro e dei rendimenti sui titoli di stato, nonostante la borsa a nuovi minimi e il dollaro a nuovi massimi. Qualcuno, a prescindere da tutto, ha venduto bonds e ha comprato oro.

Chi? I cinesi, o meglio, il mercato nell’attesa di questi ultimi.
L’impennata maggiore c’ è stata infatti dopo le dichiarazioni del neo ministro del tesoro americano, il quale nell’attesa di venire confermato dal parlamento (vi erano dubbi per “errori” fiscali commessi, e per i suoi legami fortissimi con la goldman sachs, mentre nessuno ha trovato scandaloso che provenga dalla Fed) aveva dichiarato che “obama ritiene i cinesi manipolatori del tasso di cambio”. Questa dichiarazione se confermata ad aprile (ci sarà l’apposita sentenza annuale in materia) significherà il via libera a misure protezionistiche di ritorsione nei confronti dei gialli. I quali, già in tensione come riferito la settimana scorsa, non l’hanno certo presa bene. Naturalmente è presto perchè possano realmente muoversi, ma il mercato si aspetta che possa a sua volta per ritorsione chiudere il rubinetto del credito agli americani, soprattutto non comprando più bonds che del resto non rendono niente; e cosa potrebbero fare in alternativa? Comprare oro(e altre materie prime).

Si è appena saputo che il PIL cinese nel quarto trimestre 2008 è cresciuto del 6,8% che è il ritmo più lento degli ultimi sette anni, in caduta dal +9% del trimestre precedente, e in decelerazione da sei trimestri consecutivi. La previsione è per una crescita annua ancora più bassa (del 4 o 5%) nel 2009, non solo per il calo delle esportazioni, ma anche per la frenata degli investimenti e della domanda interna che risentirà della disoccupazione e del crollo dei prezzi di case ed azioni. Va notato però che la brusca decelerazione avviene al contesto di una crescita ancora positiva in valore assoluto, per cui la domanda di materie prime continuerà ad avere un sostegno da parte dei cinesi.

Il quadro tecnico dell’oro ha continuato a rispettare perfettamente l’evoluzione ipotizzata la scorsa settimana: il rialzo per ora si è fermato esattamente poco sotto quota 900, il cui sorpasso confermerebbe che è in viaggio con obiettivo minimo a quota mille (+200 punti dal recente minimo a 800 , ampiezza pari alla prima onda rialzista da 680 a 880). Solo l’argento ha tenuto il passo dell’oro e da inizio anno presenta un maggior incremento (+6%), ed anche il petrolio ha iniziato a dare segni di vita, tornando in attivo rispetto a inizio anno(+ 2,5%); ha perso invece il rame anche se resta positivo nel 2009 (+4%). L’indice generale CRB + 2,1% (- 1,6% da inizio anno).

Si conclude con : petrolio a 46,6(marzo) gas naturale a 4,5(marzo) oro a 898(aprile) argento a 11,9(marzo) platino a 958 (aprile) palladio a 197(marzo) rame a 147(marzo).

CAMBI: i problemi dell’euro e la mina yen
L’indice generale del dollaro ha guadagnato quasi il 2%, in una settimana caratterizzata dalle borse in discesa e quindi dall’aumento dell’avversione per il rischio, salendo a 85,6. Il dollaro, come di consueto in questi casi, ha perso a sua volta il 2% con lo yen, per cui euroyen ha lasciato sul terreno il 4%. La valuta europea è stata debole per 4 giorni consecutivi, ma venerdì – insieme con il rimbalzo dell’azionario – è arrivato un recupero sostanziale che potrebbe indicare un minimo signficativo. L’euro ha anche risentito dei suoi problemi interni, con il declassmento dei debiti pubblici di alcuni suoi membri: Spagna , Grecia, Portogallo.Manca solo l’Italia , nel frattempo riaffiorano i dubbi circa la tenuta del sistema euro, ricordando le difficoltà create nel 2005 dal rifiuto franco olandese della costituzione europea. Anche oggi come all’epoca tornano a circolare gli studi che ipotizzano l’abbandono dell’euro da parte delle nazioni più deboli. La reazione di vendere euro su queste ipotesi sarebbe però illogica, in quanto se uscissero i paesi più deboli, la valuta si dovrebbe rafforzare.

Tecnicamente EUR/USD , dopo aver fatto un nuovo minimo a 1,2750 che diviene adesso un supporto importante, ha disegnato una formazione grafica che spesso indica un inversione del trend di breve termine, e il rialzo di venerdì con chiusura quasi a 1,30 potrebbe essere letto in questo senso. L’oro in euro è arrivato al massimo di 22,2 al grammo, già raggiunto l’anno scorso e occorre vedere se da adesso in poi sarà in grado di trascinarlo seco al rialzo, e/o se andrà a fare nuovi massimi in valuta europea. Inoltre la sopramenzionata questione sino-americana sul cambio dello yaun, potrebbe avere effetti notevoli sullo yen giapponese creando ulteriori problemi alle borse e alle altre valute, tra cui l’euro. Uno yen che scendesse sotto quota 80 dollari, magari arrivando a 72-73, complicherebbe non poco la situazione generale già caotica per i fatti suoi ( i nipponici interverrebbero comprando dollari, la volatilità salirebbe alle stelle).

OBBLIGAZIONI: paura inflazione futura?
Negli USA i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,32% (+12 cts. Rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è al 1,17%(+3 cts.) e ad un anno al 1,92%(+3 cts.); i bot a 3 mesi allo 0,10%(-3 cts.). I rendimenti dei bonds a 2 anni a 0,77%(+12 cts.); a 5 anni al 1,58%(+21 cts.); il decennale al 2,59% (+27 cts); a 30 anni al 3,38%(+45 cts.). Sale il differenziale tra 2 e 10 anni a 182 (+15 cts.).Salgono i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (+16 cts. Al 5,12%) e quindicennali(+15 cts. Al 4,80)e quelli a tasso variabile ad un anno (+3 cts. Al 4,92%). Prosegue invece la fase di miglioramento nei differenziali sui bonds aziendali. Ma l’evento è stato l’impennata dei rendimenti sui bonds, con il trentennale che non perdeva così in una sola settimana dal 1987.Nonostante in parte giustificato dai livelli estremamente bassi di partenza, il rialzo colpisce perchè avvenuto in parallelo alla caduta delle borse, mentre vi sono stati importanti investitori asiatici (come il presidente del fondo pensionistico sud coreano) che dichiarano di voler vendere perchè si aspettano futura inflazione causata dalle politiche economiche intraprese negli USA, dove il credito bancario è salito dello 0, 7% quest’ultima settimana, riportando il tasso annuo al 6,5%(ma ciò che conta è che negli ultimi 4 mesi e mezzo è salito del 5%, alla faccia del credit crunch).

Fermo il rendimento del decennale giapponese (1,23%), mentre sale quello degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani al 6,66% sul decennale (i messicani salgono al 6,25%). In Europa i tassi euribor scendono ancora: ad un mese al 1,87% (-27 cts.) a tre mesi al 2,22%(-26 cts.) ad un anno al 2,4%(-25 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi scendono sul 2 anni al 1,43%(-5 cts.) ma salgono sul decennale al 3,24% (+31 cts.) per cui si espande il differenziale tra 2 e 10 anni (+181 cts.); il differenziale con i bonds USA sale appena a +65 cts. Per il bund sul decennale, ma scende sulla scadenza a due anni (+66 cts.) sempre a favore del bund. Adesso quindi (dopo tanto tempo) le due curve dei tassi, tedesca e americana, tra 2 e 10 anni sono divenute identiche come pendenza, conservando un livello assoluto superiore di poco più di mezzo punto a favore dei tassi tedeschi, il che dimostra come adesso le attese per le prospettive economiche siano sostanzialmente uguali per entrambe le economie, anche se non si ritiene che la bce azzeri i tassi come la fed.

BORSE: banche insolventi
Settimana di ribasso con tentativi di resistere nel finale, ed in area 800 di sp500. Più in generale, come già osservato nella scorsa Nota, il settore bancario sta crollando di nuovo(-36% in 20 giorni). Il motivo è chiaro. Ipotizzando un ulteriore caduta del 20% nei prezzi delle case, e un tasso di disoccupazione al 9% (che sono ormai ipotesi considerate probabili anche dagli ottimisti), le perdite sui prestiti arriveranno a quota 1600 miliardi, di cui 1100 in capo alle banche americane. Inoltre in base ai prezzi di mercato di fine dicembre, ci saranno altri 2mila miliardi di perdite su titoli, di cui la quota delle banche americane è di circa il 30-35%, cioè 600-700 miliardi.
Per cui si arriva ad un totale di altri 1800 miliardi di perdite per un sistema bancario, quello USA, la cui capitalizzazione ufficiale è di soli 1400 miliardi. Pertanto, insolvenza, nonostante i 230 miliardi forniti dal piano paulson (il tarp). In considerazione di ciò anche il settore più ampio del finanziario, sta facendo nuovi minimi, come i trasporti e alcuni indici esteri. Tutto ciò propende a favore della prosecuzione del ribasso, così come l’aumento della volatilità ed il basso rapporto tra opzioni al ribasso e quelle al rialzo (put/call).

Il supporto di breve è a 789 dopo il quale si propone il minimo di novembre a 741. La resistenza è in area 855-860 , che gà aveva funzionato da supporto durante la seconda metà di dicembre, e a metà gennaio; se si riuscisse a superare questo livello, si potrebbe generare un ulteriore spinta rialzista verso 900, ma appare difficile, perchè molti troveranno comodo vendere su questo livello con una stoploss ben modesta (10 punti) rispetto al potenziale di guadagno(100 punti minimo). Comunque nella settimana della fed, quella prossima, non si possono escludere manipolazioni anomale.

Si conclude con Dow a 8077 -2,5% ( -8% da inizio 2009) SP500 a 832 -2,2%(-7,9%) Nasdaq100 a 1176 -2%(-3%)Russell -5%(-11%) Trasporti -6%( -16%) utilities -0,6% (-1,7%) semiconduttori -3% ( -2%) Broker +1%( -6%) Banche -11%( -36%).Il rapporto tra put e call scende a 0,77 e l’indice della volatilità VIX sale a 47.

Il Nikkey giapponese a 7745 -6%(-13% da inizio 2009), il Dax a 4179 -4%(-13%) il cac francese a 2849, il footsie inglese a 4052 spmib a 17283 e mibtel a 13816 -6% (-8%). Tra gli emergenti: Brasile -3%(+2%) Russia -12% (-21%) India -7%(-10%) Cina +2%(+9,5%).

PREVISIONI: Fed e Pil
Il mercato dovrà decidersi nelle prossime settimane sul dollaro: guardare ai suoi fondamentali pessimi oppure al fatto che resta la valuta di riserva internazionale (e quindi rifugiarcisi nei momenti di panico) facendolo paradossalmente salire tanto più cade Wall Street.
La settimana che viene ha stimoli su entrambi i fronti: paura del rischio ed attività economica. Su quest’ultimo fronte il calendario USA è particolarmente pieno: vendite di case vecchie e nuove(lunedì), fiducia dei consumatori (martedì), ordini di beni
durevoli(giovedì),già copriranno tutti i settori chiave dell’economia, che poi verrà rappresentata nel suo insieme dai dati sul PIL del quarto trimestre 2008, nella prima anticipazione di venerdì. Le attese sono per una contrazione su base annua del 5% anche se il recente miglioramento del deficit estero potrebbe far spuntare un dato meno peggiore. Se quest’ordine di grandezza verrà confemato, di gran lunga il peggiore tra tutti i paesi industrializzati del mondo, sarà difficile ignorarlo, anche se l’attenzione si sposterà sui componenti (immobiliare, investimenti e consumi) per farsi un idea della durata e della profondità della recessione nel 2009. Mercoledì sera la FED terrà fermi a zero i tassi d’interesse, ed è improbabile possa esprimersi nel comunicato in modo da alleviare le paure sull’economia; piuttosto cercherà di alleviare le paure sulla sostenibilità del debito pubblico, confermandone la monetizzazione per tutto il tempo che riterrà opportuno. Occorrerà vedere la reazione dei bonds e della borsa e quindi del dollaro di fronte a questa ulteriore conferma (non è una novità). Con una reazione positiva mercoledì sera, e poi una “sorpresa” favorevole sul pil venerdì, la borsa potrebbe anche rimbalzare, nonostante tutto, e il dollaro riscendere quindi l’euro salire. Sul sentimento nei confronti di quest’ultimo incideranno anche la sequenza di dati tedeschi (fiducia delle imprese IFO, tasso di disoccupazione,e vendite al dettaglio).

http://michelespallino.blogspot.com/
Palermo, 26 gennaio 2009