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Salgono i rendimenti dei bonds


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MATERIE PRIME: salgono
Settimana di forte ripresa per le materie prime, soprattutto quelle industriali guidate dal rame (+11%), perchè è tornato l’appetito per il rischio, sulla scia di vari fattori: i mille miliardi messi sulle loro banche dai giapponesi, l’ipotesi di abolizione delle regole contabili che obbligano le banche USA a valutare ai prezzi di mercato i loro crediti, l’attesa per l’approvazione del piano di stimolo americano cui si aggiungono quelli cinese ed europei, mentre prosegue senza soste l’azzeramento del prezzo del denaro con gli inglesi scesi all’1% e la Bce che ha promesso di farlo ancora a marzo.

Le materie prime quindi sono state comprate assieme alle borse, con l’unica eccezione del petrolio su cui continua ad esserci la pressione delle scorte ed una probabile volontà geopolitica. L’oro, pur avendo perso circa il 2% coerentemente con questo sviluppo (si riduce l’esigenza di bene rifugio), ha però tenuto, e nel finale ha recuperato perchè comunque risente anche lui di eventuali previsioni ottimistiche sulla domanda futura. Queste ultime hanno portato all’impennata del Baltic Dry index (il costo del trasporto navale delle commodities) tornato a 1500 (era sceso fino a 700 a novembre, ma ricordo che al culmine della bolla era a 11 mila). Il quadro tecnico dell’oro resta confermato al rialzo, anche con euro con cui è sceso a 22,7 però l’oro in dollari da inizio anno (+3,5%) continua a sottoperformare l’argento(+15%) che è in linea con il rame(+15%), mentre il platino è a metà strada (+8,5%) ed il petrolio è arrivato a quota – 10%(il gas naturale ancora peggio, -14%). L’indice generale CRB recupera quasi il 2% ma resta a – 2,3% rispetto al primo gennaio.

Si conclude con : petrolio a 40,18(marzo) gas naturale a 4,7(marzo) oro a 914(aprile) argento a 13,1(marzo) platino a 1004 (aprile) palladio a 213(marzo) rame a 162(marzo).

CAMBI: scendono yen e dollaro
Il venir meno del bisogno di beni rifugio colpisce come da manuale lo yen che perde il 2% sul dollaro , il quale a sua volta perde l’1% come indice generale, scendendo a 85,5, con perdite soprattutto nei confronti delle valute commodities: -6,6% con il rand sudafricano, -6% con il dollaro australiano e -4,5% con quello neozelandese, ma anche perdite tra l’1 e il 2% con euro e sterlina rispettivamente.

Andamenti quindi coerenti con il ritorno della propensione al rischio anche se i dati macroeconomici continuano a uscire peggiori delle attese. Sia negli USA che in Inghilterra le prime stime sul Pil del quarto trimestre hanno indicato la peggiore recessione in decenni, e molti indicatori implicano un peggioramento andando avanti. Questa settimana si è chiusa con la peggior perdita di posti di lavoro americani, ben oltre le attese, a quota 600 mila e con revisioni peggiorative per i mesi precedenti. Ma anche sul piano squisitamente creditizio la situazione resta in alto mare. La Fed ha annunciato che ritarderà l’inizio del programma da 200 miliardi dedicato a carte di credto e piccole imprese; Moody’s ha annunciato il declassamento di altri 300 miliardi di titoli basati su garanzie ipotecarie;Fitch ha declassato a quasi spazzatura il debito della nazione Russia; Standard & Poor’s ha detto che i dividendi delle aziende nello S&P 500 scenderanno nel 2009 a livelli che non si vedevano dal 1942 in piena seconda guerra mondiale.Trovare la scusa per un genuino ottimismo appare difficile in queste condizioni; solo una fiducia cieca nelle capacità taumaturgiche di quelle stesse autorità che hanno portato al disastro, potrebbe giustificarlo. Perciò ritengo che questa fase sia destinata a esaurirsi, non appena si sarà smaltito l’eccesso di vendita o di acquisto sui vari mercati, consentendo così di riprendere i trends originari in coerenza con i fondamentali.

L’ Euro comunque continua a perdere terreno come indice generale, perchè aumenta la sensazione che la stabilità e le prospettive della zona euro siano molto precarie; beneficiando del migliorato clima generale, ha recuperato qualcosa su yen e dollaro ma in modo marginale e poco convincente, mentre ha perso con tutti gli altri. La retorica usata da Trichet durante la conferenza stampa ha lasciato dubbi circa la possibilità che la BCE sia in grado di fare abbastanza per contrastare la peggiore crisi economica della storia recente. Per come ragiona(erroneamente) il mercato , il rischio è che la Bce pur arrivando anche lei ad abbassare i tassi come tutti gli altri all’1% circa(l’azzeramento totale in stile nippo-americano è stato escluso perentoriamente da Trichet), ottenga un effetto inferiore per la lentezza e l’ indecisione mostrata nel processo; queste ultime provengono dal fatto che all’ interno della Bce ci sono alcuni che si rendono conto di quanto sia suicida a lungo termine questa politica di distruzione della remunerazione del denaro. Ma il mercato, drogato dalla propaganda secondo la quale il calo dei tassi è sempre un bene ottimale, non può apprezzare.
Tecnicamente EUR/USD , continua ad oscillare nel range 1,27- 1,33 e conclude poco sotto metà strada.

OBBLIGAZIONI: vendono bonds
Negli USA i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,43% (-10 cts. Rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è al 1,24%(+6 cts.) e ad un anno al 2,04%(+6 cts.); i bot a 3 mesi allo 0,28%(+5 cts.). I rendimenti dei bonds a 2 anni a 0,93%(+9 cts.); a 5 anni al 1,92%(+11 cts.); il decennale al 2,97% (+14 cts); a 30 anni al 3,73%(+7 cts.). Sale il differenziale tra 2 e 10 anni a 204 (+6 cts.).
Risalgono i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (+15 cts. Al 5,25%) quindicennali(+12 cts. Al 4,92) e quelli a tasso variabile ad un anno (+2 cts. Al 4,92%). Fermi i differenziali sui bonds aziendali, lieve miglioramento solo su quelli più estremi.

La salita dei rendimenti sui bonds, appare questa settimana in coerenza con il rialzo delle borse. Sale anche il rendimento del decennale giapponese (1,33%), e degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani al 6,83% sul decennale (i messicani salgono al 6,67%).

In Europa i tassi euribor scendono ancora: ad un mese al 1,70% (-7 cts.) a tre mesi al 2,05%(-7 cts.) ad un anno al 2,24%(-7 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi scendono sul 2 anni al 1,39%(-14 cts.) ma salgono sul decennale al 3,37% (+7 cts.) per cui si amplia il differenziale tra 2 e 10 anni (+198 cts.) portandosi a livelli di poco inferiori a quello americano, perchè il differenziale con i bonds USA scende a +40 cts. Per il bund sul decennale, e scende ancor di più sulla scadenza a due anni (+46 cts.) sempre a favore del bund. Adesso quindi il maggior margine residuo dei tedeschi,è nettamente inferiore alla differenza tra i tassi ufficiali, dimostrando che il mercato si aspetta un restringento tra questi ultimi nel prossimo futuro.

BORSE: fase laterale
Le borse salgono e concludono con buoni guadagni una settimana che vede il prevalere di una lateralità di fondo che rimanda al futuro eventuali trend decisi in un senso o nell’altro. Non tutti i dati economici sono stati negativi: compromessi di vendita immobiliari in ripresa, gli ISM lievemente meno peggio delle attese; inoltre,alcuni risultati aziendali nel tecnologico hanno sostenuto questo settore, che si trova adesso in moderato uptrend di breve, trainato dai semiconduttori, ed anche le piccole imprese danno segni di vita.
Questa settimana poi vi è stata la riscossa dei finanziari dopo la notizia dei trucchi contabili che saranno permessi ufficialmente. Se questo andazzo continua, l’sp500 potrebbe venirsi a trovare di nuovo in una situazione tecnica che convaliderebbe il minimo di 741 come la fine della prima macro fase di ribasso, e proietterebbe verso il famoso target di 1100 da raggiungere verso maggio, prima dell’inizio del grande ribasso successivo. Ma le probabilità maggiori restano al momento a favore di una ripresa del ribasso, alla fine di questa fase laterale che vede oscillare l’indice tra un po' più di 900 e circa 800, e che dura già da oltre 3 mesi. Ciò perchè, al di là dei momentanei entusiasmi per manovre e manipolazioni varie, la realtà degli utili aziendali è semplicemente disastrosa. Con il 65% delle aziende dello sp500 che ha riportato i suoi risultati si osserva una risultato medio negativo nel quarto trimestre pari a 3 dollari per azione, la prima volta che questo succede; con il 78% si peggiora e si arriva a -8,5 dollari. Per ora il mercato cerca di consolarsi pensando che le aziende ne approfittano per fare pulizia, e che dal prossimo trimestre le cose miglioreranno. Pertanto la vera grande caduta della borsa ce la possiamo aspettare per maggio quando queste attese saranno deluse.Del resto la storia delle previsioni degli utili degli analisti è una storia di continui sbagli. Gli utili 2008 sono ben il 70% in meno di quello che si prevedeva nel 2007. Complessivamente siamo adesso con lo sp500 a 868, ad un rapporto prezzo-utili stellare, di quasi 30. Ma, si dice, quello che conta è il 2009. Bene, in base alle previsioni in essere si sale a 36. E se invece gli utili risulteranno inferiori alle previsioni, diciamo un po' meno della metà, si arriverebbe a quota 55. Perfino nella crisi del 2001-2 non si andò oltre 50, per la precisione a 47. Allora, anche ipotizzando che si ripeta lo stesso, se ne ricava un indice a quota 1110. Ecco perchè a questo livello, se mai ci si dovesse arrivare, sarebbe da vendere con grande convinzione.

Si conclude con Dow a 8280 +3,5% ( -6% da inizio 2009) SP500 a 869+5,27%(-4%) Nasdaq100 a 1278 +8,2%(+5%)Russell -6,2%(-6%) Trasporti +8%( -9%) utilities +3,4% (+2%) semiconduttori +10% ( +8%) Broker +11,2%( +4%) Banche +6%( -31%).Il rapporto tra put e call scende a 0,77 e l’indice della volatilità VIX scende a 43.

Il Nikkey giapponese a 8076 +1%(-9% da inizio 2009), il Dax a 4644 +7%(-3%) il cac francese a 3123, il footsie inglese a 4291 spmib a 18434 e mibtel a 14249 +3% (-2%). Tra gli emergenti: Brasile +9%(+14%) Russia -2,7% (-17%) India -1%(-3%) Cina +10%(+20%).

PREVISIONI: stimoli e salvataggi
La settimana inizierà con le reazioni all’approvazione del piano di “stimolo” americano da 900 miliardi, e con quelle all’atteso nuovo piano di “salvataggio” delle banche firmato dal nuovo ministro del tesoro. Il precedente, quello di Paulson è già dimenticato, e non si è capito molto bene dove siano finiti i soldi e a che siano serviti.
Certo qualcuno li ha intascati, ma di risultati non se ne sono visti.
Ma, quello che conta adesso è il “nuovo”. Il continuo trasferimento di risorse dal futuro al presente viene bellamente ignorato, le future generazioni sono figli di nessuno, e certamente non li sente come figli propri Ben Bernanke, che testimonierà martedì sui mega programmi fin qui architettati dalla FED. Si aspettano spiegazioni sul ritardo annunciato venerdì circa il programma da 200 miliardi denominato TALF (Term Asset-Backed Securities Lending Facility) che consiste nel sostegno (con moneta stampata per la bisogna) ai titoli basati su prestiti agli studenti, credito al consumo, e altri prestiti rivolti alle piccole imprese. Al solito, se dall’audizione si percepirà che Bernanke è poco ottimista sulle prospettive, potrebbe esserci il fine corsa per la ripresa della propensione al rischio, con borse, materie prime e valute giù, a favore di bonds, dollaro ed yen. Se invece il “bankster” fa l’ottimista, il recente rimbalzo può continuare. Almeno fino a giovedì quando ci si troverà a fare i conti con i dati sulle vendite al dettaglio : ci si aspetta una contrazione ulteriore dello 0,8% (0,4 al netto delle automobili), ma anche un dato peggiore potrebbe essere ignorato, come successo venerdì scorso con l’occupazione, purchè resti in essere l’illusione che tutto procede senza intoppi, in materia di stimoli e salvataggi.

Sul fronte europeo saranno di scena i dati sui prodotti interni lordi dei vari paesi e infne su quello complessivo della zona euro: inutile dire che se saranno peggiori delle già negative attese, la pressione sulla BCE – per tagli più incisivi dei tassi- e dunque sulla valuta europea, aumenterà.

http://michelespallino.blogspot.com/
Palermo, 9 febbraio 2009