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La politica siciliana
la riffa e la rissa


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E' così è volato via anche febbraio. Se avete la benevolenza di gettare uno guardo dentro i palazzi della Regione vi renderete subito conto come Governo e Assemblea hanno perso un altro mese di tempo. Ma quale crisi, ma quale emergenza: sulla Sicilia può crollare il mondo intero ma la sua classe politica non riesce a staccarsi da nessuno dei due giochi preferiti: la riffa e la rissa.
Servono misure urgenti per arginare la valanga della disoccupazione e della cassa integrazione? Nessuna paura: la giunta presieduta da Raffaele Lombardo ha impegnato tutto febbraio per piazzare i propri superburocrati ai vertici degli assessorati.
Una riffa in piena regola: rastrellate tutte le direzioni sulle quali pesava l'ipoteca di Totò Cuffaro, si è scatenata la corsa all'accaparramento delle poltrone. Una corsa
senza freni e senza pudori, ovviamente vinta dal Movimento per l'Autonomia e da
quella fetta di Forza Italia che fa capo a Gianfranco Miccichè, sostenitore
convinto e leale di Raffaele Lombardo.
Servono misure urgenti per dare fiato alle piccole e medie imprese bastonate dalla crisi di liquidità? Nessuna paura: tra le pareti austere di Palazzo dei Normanni, l'Udc guidata da Rudy Maira, fedelissimo di Cuffaro, e i falchi del Popolo della Libertà capitanati da Innocenzo Leontini, fedelissimo di Renato Schifani, hanno utilizzato il mese di febbraio per scrivere, presentare e discutere una mozione di sfiducia nei
confronti di Massimo Russo, colpevole a loro avviso di avere diramato una circolare che rigorosamente vietava ai funzionari dell'assessorato qualsiasi contatto fisico e verbale con esponenti dei partiti politici. Ad onor del vero, conoscendo i metodi di Russo, magistrato di stretta fede caselliana, chiunque avrebbe dovuto farsi una risata: ormai lo sanno pure i bambini che l'assessore è fatto così, duro e puro, e che fin dal suo insediamento ha trasformato gli uffici di piazza Ottavio Ziino in una succursale della procura, con porte blindate e guardie del corpo disseminate lungo i corridoi. Ma i falchi di Maira e Leontini hanno colto la palla al balzo dell'indisponente iniziativa per far sentire a Russo, del quale non condividono alcuna scelta, il fiato grosso del
proprio dissenso. Ovviamente la rissa si è subito travestita da caso politico.
Lombardo ha cercato di spiegare e di mediare. Mentre il ruvido Russo prima ha tentato di sostenere che la circolare si riferiva solo ai sindaci e ai presidenti di provincia, giammai agli onorevoli e autorevoli deputati regionali; ma poi, vista l'ilarità suscitata dalle sue tesi, ha preferito rimangiarsi, in un solo boccone, la direttiva ed evitare così la fine ingloriosa della propria carriera politica.
Febbraio è volato via anche per quanti hanno sperato che l'intervento di Silvio Berlusconi potesse finalmente azzerare la faida interna a Forza Italia, causa prima delle contrapposizioni che hanno paralizzato per quasi sei mesi l'attività e i propositi del governatore Lombardo. Certo, l'accordo è stato raggiunto.
Angelino Alfano, ministro Guardasigilli, e Gianfranco Miccichè, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, sono stati nominati coordinatori. Ma gli emarginati - di medio, alto ed altissimo rango - sono lì a masticare amaro. Meditano vendette e
rivincite. Rimestano rancori e veleni. Aspettano il momento opportuno per riemergere e dettar legge. Con la conseguenza che l'unità del partito rimane ancora, se non proprio un'utopia, certamente un'aspirazione.
Riusciranno Alfano e Miccichè a tenere lontano il partito delle riffe e delle risse? E' la
domanda che ci accompagnerà per tutto il prossimo mese di marzo.