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"Vietato denunciare stranieri irregolari"


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L'assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, ha diramato una circolare con la quale si vieta ai medici delle strutture pubbliche di denunciare i clandestini che hanno bisogno di cure "in attesa che il Senato completi l'esame del disegno di legge che regoli la materia"

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"A tutela della salute individuale e collettiva va garantito l'accesso alle strutture sanitarie a tutti i cittadini stranieri non in regola con le norme di soggiorno e
vige l'assoluto divieto di effettuare alcun tipo di segnalazioni all'autorità, salvo i casi in cui - a parità di condizioni con il cittadino italiano - sia obbligatorio il referto medico".

Lo precisa una circolare inviata dall'assessore alla Sanità della Regione siciliana, Massimo Russo, ai manager delle aziende, con la quale ribadisce che "è ancora vigente la normativa approvata nel 1998, in attesa che il Senato completi l'esame del disegno di legge che regoli la materia".

Nei giorni scorsi il Senato aveva approvato un emendamento secondo cui il personale sanitario ha la possibilità di segnalare gli immigrati che si sottopongono a cure mediche non in regola con il permesso di soggiorno, non iscritti al servizio sanitario nazionale e privi di risorse economiche. Russo ha poi emanato un'altra circolare, con cui fornisce ai manager le indicazioni per l'accesso alle cure per prestazioni urgenti ed essenziali. Il documento ha l'obiettivo di "uniformare l'assistenza sanitaria per tutti i cittadini comunitari residenti in Italia, non iscrivibili al servizio sanitario e in condizioni d'indigenza". Viene riconosciuto così a questi soggetti "il diritto alle cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative per malattie e infortunio, compresi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva". In particolare, viene garantita la tutela della gravidanza e della maternità, la tutela della salute del minore, la vaccinazione secondo norma e nell'ambito di interventi di prevenzione collettiva autorizzata dalla regione, la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive con l'eventuale bonifica dei relativi focolai.

Le aziende sanitarie dovranno rilasciare ai cittadini comunitari un codice ENI (Europeo non iscritto) che servirà "per l'erogazione delle cure, la valorizzazione delle stesse e l'eventuale azione di recupero delle somme con i paesi di rovenienza".