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Conversando con Ficarra e Picone
Una "matassa" di comicità e simpatia


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cinema, ficarra e picone, film, spettacolo, Cultura e Spettacolo
I "gemelli diversi" del cinema italiano sono a Palermo. Ad una settimana dall'uscita del loro ultimo film "La matassa", Salvo Ficarra e Valentino Picone raccontano, tra una battuta e l'altra, le fatiche del loro ultimo lavoro. E spiegano le ragioni di un rapporto fatto di amore e odio, ironia e satira.

Salvo Ficarra e Valentino Picone, ne ‘La matassa’ per la prima volta lavorate come parenti.
Picone: “Siamo stati amici per la pelle in 'Nati stanchi' e scambiati nelle culle ne 'Il 7 e l'8', era arrivato il momento di provare come parenti. È drammatico, ma in tutte le cose drammatiche c’è un  aspetto comico e noi abbiamo colto quello”.
Ficarra: “A parte Picone nessun tipo di problema – scherza – abbiamo lavorato in maniera democristiana, cercando il compromesso in realtà noi litighiamo pochissimo”.

Sulla scelta interviene anche il grande Pino Caruso in quanto “persona informata sui fatti – precisa ironizzando - Hanno avuto uno scambio di vedute, che in un rapporto conflittuale vuol dire che ognuno resta della propria idea”. Ma poi il tono del maestro siciliano si fa serio: “Loro rappresentano quella parte della Sicilia di cui andiamo fieri. Quando sono stato contattato non ho voluto sapere né trama né ruolo che mi spettava. Mi bastava ci fossero Ficarra e Picone. Possiedono l’umiltà, che non è solo una virtù ma anche una tecnica, hanno la serietà assoluta che è propria di tutti i comici. Chi non sa ridere non è una persona seria”.

Al di là delle diverse situazioni dei film precedenti, non avete paura di fossilizzarvi nei soliti ruoli, del buono del brutto e del cattivo?

Ficarra: “In nati stanchi eravamo Tommaso e Daniele, ora siamo Paolo e Gaetano, è tutta un’altra storia!”
Picone: “Ma alla base siamo sempre Salvo e Valentino. Quasi tutti i comici rimangono uguali a se stessi. Lo scoop è forse che nel prossimo film Ficarra invece del cattivo farà il buono, anche se qui s’è già allargato a fare il buono”.

Dalla mafia dei pizzini all’immigrazione, a certa televisione, ai ruoli da guardia e ladro. I vostri bersagli in questo film sono diversi. E c’è anche la scelta di denunciare il pizzo…
Picone: “In realtà prendiamo in giro tutti, siamo abituati a ironizzare su tutto e quindi anche sui problemi della Sicilia”.
Ficarra: “Se abbiamo lanciato dei messaggi ce ne scusiamo. Non c’è premeditazione. Il film è contemporaneo e se parliamo di queste cose è perché i problemi di oggi sono questi.
Quando lavoriamo non partiamo mai prima dalle gag per giustificare la storia, la risata per noi è il punto di partenza e di arrivo, ma se nel 7 e l’8 si lasciava meno spazio ad altri bravi attori che facevano da spalla qui invece ci sembra di aver dato più spazio a loro e la scena dei pizzini lo dimostra. All’inizio nessuno attore voleva farla, ‘ma qua non dico niente’, protestavano, ma la loro bravura è stata proprio riuscire a parlare attraverso lo sguardo e la gestualità.

E’ solo la matassa, cioè la lite, a unire Nord a Sud Italia?

Ficarra: “Beh, succede in tutto il mondo, guarda come è andata tra Bush e Saddam… Chi ha fatto il mappamondo si è divertito a capovolgere tutto…”
Picone: “Comunque noi del Nord non abbiamo niente a che spartire con loro”…

Ne ‘La matassa’ c’è un largo uso della voce narrante, forse per caratterizzare meglio i personaggi?
Picone: “Pippo Baudo una volta ci ha detto che secondo lui la televisione ha cominciato ad andare in crisi quando si sono viste le telecamere in tv, quindi spiegare tecniche come queste sarebbe come rivelare i nostri ingredienti segreti…”

Com’è il rapporto tra voi due, nella realtà?
Picone: “Diciamo che le famiglie si conoscono  e poi ci si affeziona a tutto e a tutti. In fondo voglio molto bene a Ficarra”
Ficarra: “Picone è il miglior amico dell’uomo”
Picone: “Solo a Veltroni non abbiamo fatto in tempo ad affezionarci…”

Dopo la critica quale esame aspettate con più ansia?
Picone: “Quello dei bambini, le loro risate non hanno struttura, se il film piace a loro allora siamo stati bravi”.

Come mai avete scelto Catania come set?

Ficarra: “Volevamo cambiare, ‘Il 7 e l’8’ è stato girato a Palermo, qui le riprese sono state fatte tra Catania, Paternò e Ragusa. E poi a Catania abbiamo fatto vedere la metropolitana, non lo sapeva nessuno, i controllori ci hanno chiesto come ci avete trovato? Qua neanche i catanesi sanno che esiste!”