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I pm di Palermo con Messineo


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, Cronaca
Lo chiamavano "Palazzo dei veleni" al tempo del Corvo di Palermo e delle sue lettere anonime. E in fondo una cappa sinistra, quasi una maledizione, aleggia ancora sul palazzo di giustizia di Palermo. Stavolta nel mirino è finito l'attuale procuratore capo, Francesco Messineo, con le sue parentele "scomode" raccontate oggi da un pezzo di Francesco Viviano, fima di punta del quotidiano "La Repubblica". La parentela difficile è quella con  Sergio Maria Sacco, 64, cognato di Messineo.  Sacco, originario di Camporeale, è imparentato con Vanni Sacco boss degli anni '50 e '60. Sacco, secondo gli investigatori, sarebbe stato vicino ai boss mafiosi Sandro e Salvatore Lo Piccolo. Il nome del cognato di Messineo era però emerso in passato per altre inchieste antimafia da cui venne poi assolto. Dopo una giornata di polemiche e bufere, i sostituti del "Palazzaccio" hanno espresso solidarietà al loro capo. A fare quadrato intorno a Messineo si sono schierati tutti i pm di Palermo rinnovandogli la loro "incondizionata stima" e sollevando perplessità sull'articolo della "Repubblica": "Suscita perplessità ed inquietanti interrogativi tale improvvisa e concentrica attenzione mediatica - dicono i magistrati in un documento -  su una circostanza molto datata, già nota al Csm e valutata come irrilevante in occasione della nomina di Messineo a procuratore capo di Palermo; circostanza che non ha mai prodotto all'interno dell'ufficio riserve o limiti di alcun genere, anche per il ritrovato entusiasmo nel lavoro di gruppo, nella tradizione dello storico pool antimafia, e per l'effettiva gestione collegiale dell'ufficio". Per i pm palermitani, "in una fase storica nella quale la procura della Repubblica di Palermo è impegnata in uno straordinario sforzo di contrasto al sistema di potere mafioso, che si è concretato in risultati straordinari quali la disarticolazione della compagine interna dell'organizzazione mediante l'arresto di centinaia di uomini d'onore, anche di vertice, nonchè nell'aggressione alle sue immense ricchezze mediante il sequestro di patrimoni per un valore di circa due miliardi e cinquecento milioni di euro, alcuni quotidiani puntano l'attenzione della pubblica opinione sul rapporto di parentela del procuratore Messineo con alcuni soggetti in passato indagati". Anche sui tempi i magistrati sollevano più di un interrogativo: "Tali perplessità si accrescono in considerazione della coincidenza temporale con il progredire di delicatissime indagini sulle relazioni esterne di Cosa nostra. In tale momento i magistrati della procura avvertono la necessità di rinnovare la propria incondizionata stima al procuratore capo Francesco Messineo".