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Nella stanza di Marzia:
"Tornerà a ballare"


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La luce e poi d’improvviso il buio. In quella galleria di Tremonzelli. Nella sua vita. “Roberto, Roberto, Roberto…Soltanto Roberto”. E’ questa la ferita più grave, quella che logora l’anima. Marzia Di Franco, 27 anni, però ce l’ha fatta. E’ uscita dal coma farmacologico mercoledì sera ed è stata trasferita dalla Rianimazione al reparto di Chirurgia vascolare dell’ospedale Civico. “Le sue condizioni generali sono ottime – afferma il primario, Giuseppe La Marca – e se non ci saranno complicazioni, ad esempio un’infezione all’avambraccio, già fra tre o quattro giorni potrebbe essere dimessa”.
E’ scampata allo schianto. La sua vita non si è fermata su quella moto, contro quel muro della Palermo-Catania, in quel tunnel dove il compagno di vita e di ballo, il maestro Roberto Nieddu, 57 anni, è invece morto sul colpo. Ha perso un avambraccio, ma è viva Marzia. E “tutti le chiedono di tornare a ballare”, come racconta la madre, Rosa Maria.
La sua stanza è in fondo al corridoio, un viavai continuo di ragazzi. Per loro non ci sono orari, come è stato disposto dal primario. Sorridono, si abbracciano. Portano calore, conforto. Perché respirare non basta per dire di essere vivi. Bisogna  riprendere il cammino, anche se quelle sono ferite che  resteranno per sempre, anche se per ora non si sa bene dove andare.
“Roberto, Roberto, Roberto…Soltanto Roberto”. Ha gli occhi lucidi Rosa Maria, non vuole intrusi nella sua intimità, in quella di sua figlia. “Parliamo per ore…E’ lui il suo chiodo fisso. Una ragazza che s’innamora di un uomo così grande…”. Immaginare i giorni senza di lui, la danza, il tango (la loro passione) senza di lui…come si fa? Come farsene una ragione? Come accettare che la vita – così, all’improvviso, senza un motivo – ti porti via tutto? O, meglio, quasi tutto. “Le attestazioni di affetto sono state così numerose – continua Rosa Maria – quante persone sono venute, semplicemente per aspettare davanti alla Rianimazione, per avere qualche notizia, per stringersi intorno a noi…Quanti mi hanno detto che mia figlia è una donna, una persona speciale…Mi viene la pelle d’oca a pensarci…Cerco di sostenere Marzia con tutte le mie forze. Lei ricorda ciò che è accaduto, dell’incidente e dell’arrivo in ospedale. Dice che la galleria era illuminata e poi all’improvviso solo buio (la dinamica è al vaglio della polizia stradale e la procura di Termini Imerese ha aperto un’inchiesta, ndr). Passiamo le notti a parlare…”. Per trovare la forza. Ma quanta forza serve? Questo sembrano dire i suoi occhi. Quelli di una donna, di una madre che al peso del suo dolore deve aggiungere quello per le difficoltà della figlia. E solo una madre può sapere cosa significa, solo una madre sa davvero quanto pesa e costa tutto questo dolore. “Voglio che ritrovi la serenità, le starò vicino in ogni modo…Mi piacerebbe che conseguisse la sua laurea in Psicologia…Qualunque cosa…faccia ciò che meglio crede della sua vita, purché torni ad essere serena”.
Forse ad indicare la strada a Marzia, ballerina di formazione classica dal 1987, potrebbe essere proprio l’esperienza di Roberto che, anni addietro era stato investito da un’auto. Un brutto incidente dal quale si era ripreso. Tornando alla danza.