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Nostra intervista alla vittima

“Aggredita dai rom, non porto rancore”


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(Questa intervista fu pubblicata pochi giorni dopo l'aggressione)
La voce al telefono è sommessa. Va avanti a scatti e singhiozzi. L'adolescente Lara (nome inventato), lunedì scorso, ha passato il più brutto quarto d'ora della sua vita. Tre rom, presumibilmente del campo della Favorita, hanno aggredito lei e io suo ragazzo mentre aspettavano il 101 allo Stadio delle Palme. Terribile la cronaca: calci, pugni, palpeggiamenti. Ma Lara non ha trasformato il suo dolore in un generico impulso vendicativo: “Sono per l'integrazione e non cambio idea”. E' un bel segnale di sensibilità e tolleranza e vale ancora di più perché arriva da chi ha patito in prima persona una brutale violenza. La voce al telefono è dolente. Pochi minuti di conversazione. Il carico dello strazio si fa, via via, insopportabile.

Lara cosa è successo?
“Aspettavamo l'autobus, il 101. Avevamo fatto qualche giro di corsa nel giardino che c'è accanto allo Stadio”.

Poi?
“Sono sbucati in tre”.

Dal campo rom della Favorita?
“Sì, da lì. E lì sono tornati. Uno ha puntato il coltello alla gola del mio ragazzo. Hanno cercato di toccarmi. E' stato orribile”.

Ha avuto paura che la situazione potesse degenerare?
“Sì, ho avuto paura che facessero male al mio ragazzo col coltello. Sono stati attimi indimenticabili. Ho avuto paura di morire”.

D'ora in poi Lara odierà tutti gli "zingari"?
“No, sono per l'integrazione e l'accoglienza. Ci sono persone perbene e delinquenti ovunque. Non è giusto fare di tutta l'erba un fascio”.