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Parla il giudice Matassa:
"Crapanzano merita la Grazia"


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Nella lunga notte di Calogero Crapanzano c'è stato un primo giudice che ha
tentato di illuminarla con lo strumento del diritto e dell'umanità. Siamo
all'ardua frontiera di un caso limite. La storia di un padre che ha ucciso il
figlio Angelo, autistico e malato grave, al colmo di un raptus, in un giorno
insopportabile di caldo e fatica. Il padre, difeso dall'avvocato Giuseppe
Sciarrotta, ha avuto in appello la conferma dei nove anni e quattro mesi del
rito abbreviato. Ha anticipato a "Livesicilia" che chiederà la grazia al
Presidente della Repubblica, in caso di condanna in Cassazione. Il primo
magistrato che lo giudicò, in coda alla sentenza minima, scrisse riflessioni
essenziali sulla tragedia che si era consumata in quella famiglia. Parole
comprensive e clementi. Oggi, quel giudice, Lorenzo Matassa, torna
sull'argomento e si associa alla richiesta di grazia.

Dottore Matassa, lei fu il primo a parlare di grazia per Crapanzano.
“Le cito quello che scrissi nel dispositivo: 'Va poi sottolineato che il
caso giudiziario che ha coinvolto Crapanzano è tra quelli per cui, di recente,
il Presidente della Repubblica e il Ministro della Giustizia hanno
concordemente convenuto l’opportunità della Grazia”.

Conferma, dunque?
“Certo, il signor Crapanzano ha già scontato quasi trent'anni di galera.
Ventisette anni accanto a un povero figlio autistico, senza l'assistenza di
nessuno. E ha raccontato lo scorrere di terribili giornate passate a badare a
una violenza, molto spesso autolesionista, incontrollabile”.

Lei come definì questa storia?

“Un dramma della malattia”.

Calogero Crapanzano, ex maestro, con poche risorse economiche...
“Sì. Cito sempre la sentenza: 'Da ciò deriva che solo i soggetti facoltosi
possono permettersi di provvedere alla cura ed al costoso mantenimento dei loro
congiunti mentre i meno abbienti non possono che vivere la quotidiana, dolorosa
e logorante emergenza della malattia tra i ghetti psichiatrici o le mura delle
proprie abitazioni'. Ancora: 'le condizioni di vita individuale, familiare e
sociale dell’imputato erano, al tempo della commissione del delitto,
condizionate e compresse dal pesante fardello di omissioni, incoerenze,
contraddittorietà e fraintendimenti del sistema socio-sanitario in materia di
salute con grave compromissione del diritto fondamentale previsto dagli
articoli 2 e 32 della nostra carta fondamentale'”.

Grazia sia.
“Calogero Crapanzano ha già scontato quasi trent'anni di ingiusta galera. E'
stato un duro verdetto”.