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La notte degli invisibili


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barboni, clochard, invisibili, senza tetto, Cronaca
L’unico posto caldo, nel freddo della sera, è una donna seminuda che campeggia dentro un cartellone dallo sfondo azzurro. Sandali chic ai piedi, costume da bagno, un richiamo d’estate, atroce e beffardo, nel buio gelido che copre le storie e i corpi dei barboni. Sul marciapiede di via Ruggiero Settimo, Kukucka è crollato, intorno alle sette, nel sonno comatoso della vodka. “Ha bevuto due bottiglie – racconta un suo compagno di vita randagia -. Lo fa per ripararsi dal freddo. Veniamo dalla Repubblica Ceca, lui però è qui da dieci anni. E’ abituato a dormire per terra”.
Invece, Bernardo Chinnici, palermitano di 51 anni, non era abituato. E’ morto qualche settimana fa a Ballarò di freddo e di fame. Due passanti l’hanno trovato che rantolava sull’asfalto, l’hanno soccorso e portato al Policlinico.
Sono arrivati troppo tardi.
Il vento è tagliente. Kukucka, che è nato in un borgo nelle vicinanze di Praga, si stringe un cappellino di lana sul viso. Con le gambe chiuse in paio di jeans sdruciti cerca di proteggere due cani smunti che rabbrividiscono a ogni folata. E non sai cosa ti fa più pena, se il volto rosso dell’uomo con gli occhi socchiusi, o il corpicino tremante del cucciolo di piccolissima taglia. Quasi ti senti in colpa per avere messo tutto, persona e animale, sullo stesso piano del dolore. Il fatto è che il cucciolo stravolto dal freddo somiglia a una persona. Kukucka si scuote dal torpore alcolico. “Sì, vivo da dieci anni a Palermo, sono abituato alle difficoltà,  ma stasera c’è proprio troppo freddo”. Un uomo ascolta e si commuove. Entra in un negozio di stoffe, compra una coperta e la regala al barbone. Il calore, in questo caso, è un bagliore interno che nasce da un gesto di pietà. Riscalda come un incendio.

Più in là, davanti alla chiesa di Santa Lucia, c’è una vecchia con un bicchiere in mano vuoto di pochi spiccioli. Se ti fermi a parlare con lei, comincia a piangere. Ha una mano che trema incessantemente, forse per il gelo, forse per la malattia. Cava fuori dalle
tasche la confezione di un farmaco, dentro non ci sono più pillole. “Ho bisogno di questa medicina per il cuore – farfuglia – mi può aiutare?”. I polacchi sono al loro posto, all’angolo di via Amari.
Chiedono l’elemosina all’incrocio. Poi si addormentano, serrati, tra coperte e giacigli di fortuna. La mattina puliscono tutto. Lasciano tutto in ordine. E partono per le vie della questua.
Questa è la città dei barboni – dei clochard, per ingentilire il termine -, battuta dal vento e dalla disperazione. Solo pochi fin qui l’hanno vista. Qualcuno ha cominciato ad accorgersi della sua esistenza, dopo la tragedia di Bernardo Chinnici, ucciso dal freddo e dalla fame. La gente è più attenta. Qualcuno si china sui rotoli di stracci. Qualcuno domanda informazioni a Kukucka, nel salotto di via Ruggiero Settimo. Gli alloggi per gli ultimi traboccano. Biagio Conte, missionario laico, è il solito generoso Angelo Custode dei diseredati, però non gli si può chiedere di portare tutto il peso. La Caritas è attiva. La Comunità di Sant’Egidio è instancabile.

Ma la marea dei poveri sale. A Palermo, si muore di fame e di freddo. C’è chi ha trovato una sistemazione di ventura. Due barboni da qualche settimana vivono al riparo in una vecchia macchina al centro. Il proprietario gliel’ha concessa: “purché – ha specificato – mi paghiate l’assicurazione”. In macchina è tornato Giuseppe che aveva trovato lavoro. L’ha perso e convive in un appartamentino di lamiera con moglie e figlio.  Il solito Vicè vogghiufumare – che chiede una sigaretta “smezzata” a tutti – si è stabilito nella zona del Policlinico. Non ricorda più il suo vecchio nome e la sua vecchia vita smarrita. Si chiamava Giorgio, aveva una bottega da sarto nel cuore del Borgo.
Quando muore un barbone, i volontari della Comunità di Sant’Egidio si riuniscono per una messa in memoria. “E’ un modo per non disperdere il significato e il valore di un uomo che va via”, spiega Renzo Messina, il responsabile. Alla celebrazione partecipano altri compagni di strada e di sventura. Ognuno riceve un fiore bianco in dono.