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Crisi dell'agricoltura siciliana

Cia: "Quest'anno 30mila posti in meno
e 35mila aziende rischiano la chiusura"


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L’agricoltura siciliana rischia il tracollo. Su 230 mila imprese, sono oltre 35 mila quelle a rischio chiusura nel 2009, per un totale di circa 3 milioni di giornate lavorative in meno e un taglio di 30 mila posti di lavoro. È questo l’allarme lanciato dalla Cia siciliana, la Confederazione italiana agricoltori, che oggi, all’Hotel San Paolo di Palermo, ha convocato una assemblea regionale a cui hanno partecipato un centinaio tra sindaci, assessori e presidenti dei consigli comunali per avviare un confronto sulle possibili soluzioni per fronteggiare l’emergenza. All’incontro sono intervenuti, tra gli altri, il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, quello di Grammichele, Giuseppe Compagnone, il presidente del Parco dei Nebrodi, Antonino Ferro, l’assessore regionale all’agricoltura, Giovanni La Via  e il presidente della Regione, Raffaele Lombardo. Le conclusioni sono state affidate al presidente nazionale della Cia, Giuseppe Politi.
“Nel corso degli ultimi cinque anni – ha detto il presidente della Cia Sicilia, Carmelo Gurrieri – l’agricoltura siciliana ha perso oltre 50 mila aziende. Malgrado ciò, rimane ancora vivo un tessuto di circa 230 mila imprese, di cui oltre 110 mila iscritte nei registri delle Camere di commercio dell’Isola”. “Si tratta – ha aggiunto Gurrieri – di un tessuto produttivo che, senza considerare l’indotto, ha assicurato 15 milioni di giornate lavorative ad oltre 130 mila braccianti, producendo oltre 4,5 miliardi di euro di Plv (Produzione lorda vendibile). Oggi questa realtà si trova a subire una riduzione di reddito che stimiamo tra il 15 e il 20 per cento. Tradotto: una perdita di ricchezza che oscilla tra i 700 e i 900 milioni di euro”.
La possibilità di rilancio, secondo la Cia siciliana, passa attraverso cinque priorità: il rifinanziamento per i prossimi tre anni gli sgravi contributivi, fermi attualmente al 31 marzo (dal primo aprile i costi previdenziali per le aziende montane passeranno da 8,77 euro a 10,50 e per le aziende svantaggiate da 11,20 a 21 euro al giorno) ma che, con la conferma alla Camera di un emendamento già approvato al Senato, potrebbero al massimo slittare al 31 dicembre 2009; la riduzione dei costi di produzione eliminando le accise sui carburanti agricoli e riducendo l’Iva sui mezzi meccanici e sulle spese per gli investimenti produttivi; l’agevolazione della ristrutturazione delle passività agrarie e dell’accesso al credito agevolato con proroga delle cambiali agrarie, attuazione della normativa sulla ristrutturazione a medio e lungo periodo delle passività agrarie, l’assegnazione alla Crias della competenza per l’erogazione delle linee di credito anche alle aziende agricole e l’aumento dei tetti previsti dalla normativa comunitario sul de minimis; l’immediata erogazione delle somme spettanti agli agricoltori per i premi comunitari e regionali e per i danni da calamità naturali; e l’approvazione di una legge per sostenere, favorire e incentivare la concentrazione dell’offerta e la promozione dei prodotti siciliani.
Elementi analizzati e ribaditi nel corso dei numerosi interventi della mattinata e che hanno trovato una immediata risposta nel presidente della Regione, Lombardo. “Ci troviamo senz'altro in una condizione di crisi profonda”, ha detto. E ha aggiunto: “Per riuscire a stornare dei fondi è innanzitutto necessario  riassumere gli interventi e non disperdere i pochi fondi in mille rivoli. Il governo si farà carico del problema, ma prima bisognerà chiudere una volta e per tutte la partita della sanità, sulla quale è scandaloso continuare a intrattenersi”. A dettare la tabella di marcia è stato l'assessore La Via che ha elencato i principali interventi: “Le aziende soffrono di mancanza di liquidità, quindi stiamo procedendo per far partire prestiti quinquennali con un abbuono del 40%; mobilizzare risorse residue e giacenti da destinare a calamità riconosciute; far sì che la Crias, con un provvedimento normativo, possa supportare anche il mondo agricolo attraverso un fondo di rotazione; dare un colpo d'acceleratore all'erogazione dei premi Agea; semplificare le procedure amministrative puntando sul fascicolo aziendale e rilanciare il brand Sicilia”. A chiudere i lavori è stato il presidente nazionale della Cia, Giuseppe Politi, che ha ribadito la necessità di interventi urgenti: “Se la casa brucia, non è possibile attendere per spegnere il fuoco. La nostra battaglia è cominciata già nell'ottobre scorso, quando ci siamo accorti che, nonostante incalzasse la crisi, si prospettavano minori interventi rispetto al passato. A questo punto attendiamo risposte dai governi nazionale e regionale, ciascuno per le proprie competenze”.