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Il peschereccio sequestrato in Libia

Il Chiaraluna a Mazara
"Abbiamo avuto paura"


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Torna in acque italiane il “Chiaraluna”. Dopo una settimana attraccati al porto commerciale di Tripoli finalmente i componenti dell’equipaggio del peschereccio di Mazara del Vallo toccano terra e riabbracciano i familiari.
Sei tunisini e quattro italiani, bloccati a 40 chilometri da una motovedetta libica martedi' scorso durante una battuta di pesca a 40 miglia dalla costa, per sconfinamento nelle acque territoriali libiche.
Il peschereccio ha lasciato la banchina del porto commerciale di Tripoli lunedì pomeriggio. L'imbarcazione italiana e' rimasta nel porto di Tripoli, prima nella zona militare, poi in quella commerciale.

Sono le 22.45 ed ecco le luci del grande barcone che si avvicinano alla banchina dove sono posteggiate le automobili dei parenti, delle mogli e dei figli. Arriva la nave e i marinai gettano le cime per l’attracco agli uomini della Capitaneria di Porto. Inizia l’iter burocratico dell’occasione, salgono a bordo i carabinieri e l’ispettrice sanitaria fa le domande di rito al capitano Vito Giacalone, che assicura “Stanno tutti bene, non abbiamo messo piede nel territorio libico”.
petch47Scendono i primi uomini dell’equipaggio, Said Douni è il capo macchinista, è marocchino, ma vive a Mazara da anni e ormai ha la cittadinanza italiana. Ha avuto paura, ma adesso tutto è finito. Racconta la brutta avventura: “Dopo 3 giorni che stavamo in mare ci hanno fermato i militari libici, hanno sparato dei colpi in aria per  farci capire che dovevamo fermarci, e quello è stato il momento più brutto, avevamo tutti paura, non capivamo cosa stesse succedendo  poi – continua - sono saliti a bordo i militari libici, ci hanno chiusi in cabina, e uno di loro ha tentato di portare la nave nel porto libico, ma non riuscendoci mi hanno chiamato e mi hanno fatto guidare fino a Tripoli, dicendo che fino a terra io ero il responsabile”, ma non tutto è andato bene, “Mentre eravamo chiusi  ci hanno portato via qualche soldo, degli oggetti, i cellulari, non ci hanno trattato benissimo, finche non siamo arrivati in porto”, fortunatamente Said parla arabo e ha fatto da interprete con il resto dell’equipaggio  “Io facevo da intermediario, dopo qualche giorno alcuni militari venivano anche a mangiare a bordo, però è stata comunque una brutta esperienza”.
E mentre Said scende dalla piccola scaletta arrugginita, lo precede il capitano a cui va incontro il nipotino e il suocero. Facendo un sospiro, alla domanda su quale fosse stato il momento più brutto, risponde : “Quando ci hanno rubato il pescato”,  cercando di nascondere le vere preoccupazioni.
petch46Invece Zirda, giovane pescatore, dal cappellino giallo, con un sorriso sottolinea : “Abbiamo avuto paura ma ringraziamo l’ambasciata italiana”, invece Benour dice: “Sono stati momenti brutti, avevamo paura che ci portassero in galera” . Giorni di terrore anche per Iaia Hasfun : “Non siamo mai scesi dalla nave, ma avevamo paura”.
E giorni difficili sono stati anche per i parenti, che avevano poche notizie dei propri cari, rare telefonate e informazioni dalla tv, Franco Campo, armatore, ha sempre cercato di rassicurarli, fino alla fine : “Il viaggio di ritorno è andato bene,  -  poi sottolinea - se non fossero stati soli i militari libanesi li avrebbero lasciati andare”.
Così al chiaro di luna è tornata il Chiara Luna, che si aggiunge alla lista di pescherecci fermati dal governo libanese. Solamente l’anno scorso era stato la volta del “Valeria” e il “Vito Mangiaracina”, fermati anche loro da una motovedetta libica.