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SANITA'

Il lungo viaggio della riforma
L'approvazione è all'orizzonte


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Riforma sanitaria ad un passo dal traguardo finale? L’estenuante trattativa condotta negli ultimi tre giorni dal presidente della Regione, Raffaele Lombardo, sembra avere finalmente prodotto un disegno di legge che, al netto di qualche ulteriore ritocco, dovrebbe riuscire ad ottenere il consenso degli alleati di maggioranza e, quindi, arrivare entro la prossima settimana all’approvazione definitiva all’Assemblea regionale siciliana. Il dibattito d’aula è cominciato questa mattina e si prevede un lungo tour de force per il dibattito prima del voto finale.

All’esame dei parlamentari c’è un provvedimento frutto del compromesso tra il disegno di legge messo a punto dall’assessore alla Sanità, Massimo Russo, e il cosiddetto ‘modello Leontini’, esitato dalla Sesta commissione da Pdl e Udc senza il consenso dell’Mpa e del Pd. Una mediazione ottenuta attraverso una serie di emendamenti proposti dal governo che ridisegnano la riforma.

I manager si dovrebbero ridurre da 29 a 17, ma a questi si dovrebbero aggiungere alcune figure intermedie di dirigenti, in totale un centinaio circa, con stipendi più bassi dei direttori generali, con un budget a disposizione ed autonomia deliberativa ma sotto il controllo politico-economico dei dirigenti superiori.

Ogni provincia dovrebbe avere una Asp, ovvero Azienda sanitaria provinciale, che sostituirà le attuali Asl. Resterebbero autonomi i policlinici di Palermo, Catania e Messina oltre che le aziende di rilievo nazionale (Civico di Palermo e Garibaldi di Catania). In tre grandi poli ospedalieri di Catania, Palermo e Messina dovrebbero essere accorpati alcuni ospedali. Verrebbero individuati 18 nosocomi capofila, sotto il controllo della Asp che assegnerebbe ad ognuno un budget con l’obiettivo di monitorare la spesa e impedire sforamenti. Anche questi saranno direttore amministrativo e sanitarop.

L’ipotesi, seppur con qualche distinguo, sembra avere trovato il consenso necessario per arrivare al varo definitivo dopo qualche ulteriore correzione. “La proposta di sintesi del governo, elaborata al termine di un lungo confronto, ci soddisfa – è stato il giudizio di Innocenzo Leontini, capogruppo del Pdl – perché permane la separazione delle funzioni territoriali e ospedaliere ma vengono create strutture provinciali. Chiederemo, tuttavia, il mantenimento dell’articolo 24, che riguarda le cliniche private, e anche modifiche sugli ospedali capofila”. Il Pdl, dunque, sembra tendere una mano al governo. “Noi stiamo dando il nostro contributo per scongiurare il commissariamento, almeno per quanto riguarda l’aspetto legislativo – ha aggiunto Leontini – La legge di riforma sarà fatta”.

Ambiguo quanto basta l’intervento in aula di Rudy Maira, capogruppo Udc. “Il nostro pensiero finale lo esprimeremo in sede di voto finale - ha detto ieri a Sala d’Ercole - Certo, è stato un confronto aspro, fondato su una diversa interpretazione del sistema sanità nell’isola. Non c’è stato uno scontro personale con il governo ma riteniamo che la riforma non possa essere affrontata con concezioni da ragioniere”. Per l’esponente dell’Udc qualche motivo di soddisfazione: “La proposta di riscrittura dell’articolo sulle aziende sanitarie provinciali, frutto anche di una mia riflessione, consente di mantenere ospedali di riferimento per il territorio che abbiano capacità autonoma di gestione, spesa e deliberazione”. Anche l’Udc non esclude “ulteriori aggiustamenti” e prevede un “confronto serrato” ma il capogruppo ci tiene a sottolineare che il punto di vista dell’Udc non “è da considerare come permanente presa di posizione contro il governo bensì come un pungolo per migliorare in aula il disegno di legge”.

Tra le altre questioni da chiarire potrebbe esserci, ad esempio, quella relativa al 118, che per tre anni dovrebbe essere gestito dalla Croce Rossa. Se ne preoccupa Marco Falcone, deputato del Pdl, che ha sollecitato il pagamento delle spettanze e l’aumento a 36 ore del servizio per gli operatori soccorritori.



Di opposto tenore, invece, le opinioni del Partito democratico. “L’estenuante confronto fra governo e maggioranza ha generato un papocchio – è il giudizio del capogruppo, Antonello Cracolici - Per mesi abbiamo discusso di modelli sanitari, del numero e delle funzioni delle aziende, degli standard qualitativi, ma ora il centrodestra ha gettato la maschera: lo scontro è sul numero delle poltrone. Il punto è il controllo del sistema di potere affaristico e clientelare”.