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A Vinitaly arriva la "Dolcevita"
È la nuova etichetta di "Icone"


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Ha il nome suggestivo di “Dolcevita” la nuova etichetta di vino prodotta dall’azienda “Icone” che ad aprile sbarcherà al salone internazionale Vinitaly e che è stata presentata a Palermo presso l’enoteca Picone. Un blend che unisce due vitigni dal carattere spiccato che amano i climi caldi, come l’autoctono Nero d’Avola e il Syrah, uva rossa nobile, dall’origine incerta, che ha le sue aree geografiche di riferimento in Francia e in Australia, ma che ha trovato nella Sicilia la sua terra d’elezione. “I caratteri spigolosi del vitigno a bacca rossa Nero d’Avola e l’aroma speziato del Syrah, vitigno internazionale e aristocratico si sono incontrati in un’unione naturale”, ha detto Fabrizio Carrera, direttore del giornale on line di enogastronomia “Cronache di gusto”. “In Sicilia si imbottiglia ancora il 25% della produzione vinicola complessiva – ha spiegato Carrera - ma siamo ultimi per consumo pro capite”.
A presentare l’azienda e le altre sue etichette anche la giornalista Giovanna Cirino e l’amministratrice Carmela Di Bella. Tra i prodotti, il Merlot della casa, proveniente dall’Agro trapanese e il Nero d’Avola in purezza “Sense”, unica etichetta della linea “Tradition”, prodotto di nicchia proveniente da Noto, da un singolo vigneto a bassissima resa per pianta e non filtrato. “I nostri vini non sono in barrique, perché non abbiamo bisogno del passaggio nelle botti per renderli più strutturati – ha precisato Di Bella – crediamo che ciò che esce dal grappolo sia espressione del territorio e garanzia delle qualità organolettiche”.
Ma la degustazione, accompagnata da alcuni prodotti tipici (come il formaggio di un’azienda dei Nebrodi con i pascoli a 1200 metri d’altezza, olio extravergine di oliva da Erice, miele biologico di Termini Imerese e la marmellata di cipolle di Giarratana, presidio slow food) è stata anche un’occasione per parlare di salvaguardia del territorio. “Oggi il vino è la strada maestra per lo sviluppo del nostro territorio e ciò vale soprattutto per una terra più volte violentata come la nostra”, ha detto Carrera. Dello stesso avviso anche Giuseppe Barbera, docente di “Colture arboree” all’ateneo di Palermo che in Sardegna sta curando un progetto del consorzio Convisar in collaborazione con l’università di Sassari. “Lo scopo è unire la tutela e la valorizzazione del paesaggio alla qualità del vino”, spiega. Un modello che potrebbe essere applicato anche in Sicilia.