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Palazzo delle Aquile

Amia, l'assemblea popolare:
“Cammarata si dimetta”


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Tutto esaurito. Come alla prima di un film. Risultato  sorprendente per un'assemblea pubblica convocata dai consiglieri comunali di opposizione per discutere del crack Amia e chiedere le dimissioni del sindaco Diego Cammarata. Tema sensibile, evidentemente, per i palermitani che oggi pomeriggio hanno occupato tutti gli scranni di Sala delle Lapidi e i banchi destinati al pubblico, affollando anche l'atrio dove campeggiava uno striscione con la scritta 'infamia'.
In aula, oltre ai rappresentanti del Pd, di Italia dei valori e di  Un'altra storia esponenti della Cgil e dei Cobas, del Comitato lotta per  la casa. "Il disastro Amia è solo l'aspetto più visibile ed inquietante  delle scelte dell'amministrazione Cammarata - ha detto Antonella Monastra, consigliera di Un'altra storia. Probabilmente la presentazione della querela contro gli ex vertici dell'azienda indagati per falso in bilancio non avrebbe cambiato le sorti dell'inchiesta, ma
sarebbe stato un segnale. Il primo cittadino non ha voluto fare nemmeno quello. Il sindaco ha privilegiato l'affidamento dei punti nevralgici della vita economica del Comune a comitati d'affari. Ed il problema non riguarda soltanto l'Amia ma anche le altre aziende municipalizzate".
Sulla stessa lunghezza d'onda gli interventi di Davide Faraone e Maurizio Pellegrino, del Pd, di Fabrizio Ferrandelli e Aurelio Scavone, di Italia dei valori, oltre che di Nadia Spallitta, di Un'altra storia.
"La vicenda Amia è un condono tombale sul suo dissesto - ha sostenuto Maurizio Calà, segretario regionale della Cgil -. Il comportamento di Cammarata equivale ad un via libera a gestire male le società municipalizzate perché tanto poi non succede nulla. I danni di gestione della casta, però, li pagano i cittadini. La tassa sui rifiuti è già cresciuta del 75% e adesso potrebbe essere ulteriormente aumentata del 30%". Secondo l'esponente del sindacato è evidente che "la città è stanca e lo dimostra la riconquista del palazzo di oggi".
Un nuovo aumento della Tarsu è già tra le ipotesi possibili. Ma non sarebbe comunque sufficiente a sanare i conti. L'ultima stima del deficit Amia, infatti, si attesta su 150 milioni di euro. Per contenere la voragine in bilancio non sarà sufficiente il nuovo piano industriale da lacrime e sangue. Nel documento si tagliano tutte le voci di spesa. In particolare, si prevede di recuperare almeno due milioni di euro eliminando alcuni affitti di immobili per sedi aziendali e si conta di risparmiare su voci consistenti come quella per il nolo di autoveicoli, che dovrebbe passare da 3 milioni e mezzo di euro a 550 milioni. Tutto questo, tuttavia, non sarà sufficiente ed il neo presidente della società, Marcello Caruso, ipotizza una sola soluzione: l'accensione di un mutuo, almeno ventennale, di cui dovrebbe farsi garante il Comune.