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Palermo

La "bottega" di Libera
"Il sapore della legalità"


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“Il cambiamento ha bisogno di ciascuno di noi, altrimenti sono solo parole e la mafia delle parole è la prima mafia da combattere”. Sono le parole di don Luigi Ciotti a fare piazza pulita di ogni tentativo di retorica nel giorno in cui a Palermo è stata inaugurata la prima “bottega dei sapori e dei saperi della legalità” di Libera. Dopo Torino, Roma, Napoli, Pisa e ora Firenze, tocca al capoluogo siciliano, nella centralissima piazza Castelnuovo. In quello che fino al 1994 era un negozio di abbigliamento maschile, appartenente a un boss di Brancaccio, adesso sono esposti i prodotti delle cooperative agricole Libera terra che lavorano sui terreni confiscati alla mafia, ma anche magliette con scritte contro cosa nostra. La bottega non sarà soltanto un luogo di vendita, ma anche di incontro e formazione aperto alle scuole, alle associazioni e ai privati cittadini. All’interno vi sono infatti postazioni multimediali con documenti sulle lotte contadine e sui movimenti antimafia, e nell’area inferiore spazi per spettacoli, mostre, reading, con contributi anche da alcune case editrici.
Oltre i vertici delle forze dell’ordine e delle istituzioni, anche il prefetto Giancarlo Trevisone, che ha letto alcune righe di una lettera di Rita Atria scritta il 19 luglio del 1992, il giorno dell’attentato a Paolo Borsellino: “ La mafia siamo noi – scriveva la collaboratrice di giustizia – e il nostro modo sbagliato di comportarci. Prima di combattere la mafia devi farti un autoesame di coscienza e poi combattere la mafia del giro dei tuoi amici”. All’inaugurazione era presente anche il sindaco: “Palermo non è una città violenta, ma una città che ha subito violenza – ha detto - e ha sempre saputo rispondere con dignità alle violenze della criminalità organizzata, pagando anche con i martiri”. Cammarata ha anche annunciato di avere proposto nei giorni scorsi al sindaco di Milano, Letizia Moratti, di “valorizzare nell'ambito delle manifestazioni di Expo 2015 tutti i prodotti agroalimentari delle cooperative che gestiscono beni confiscati alla mafia”. Un appello alla concretezza è arrivato ancora da Don Ciotti, che ha parlato delle difficoltà burocratiche che spesso rallentano l’assegnazione dei beni: “Su 1.091 aziende confiscate, 665 sono state chiuse, 257 ancora da destinare o da chiudere, solo 64 sono sopravvissute”. Ciotti ha anche messo in guardia dai pericoli della crisi economica e dalle collusioni con la criminalità organizzata: “Il potere della mafia è di chi la copre. Nei momenti di grande difficoltà le mafie fanno un po’ da banche, prestano soldi, usano delle facce d’angelo, delle teste di legno per forme di usura, danno soldi a piccole e medie imprese Quindi, questa crisi certamente favorirà il riciclaggio di denaro, penetrazioni in forme diverse nei vari territori”.
“Io non voglio ringraziare nessuno per avere ottenuto questo risultato oggi – ha aggiunto il presidente di Libera - abbiamo fatto tutti insieme il nostro dovere. Il mio non vuole essere un atto di scortesia, ma vuol dire che ognuno di noi si deve assumere le proprie responsabilità. L'obiettivo comune è quello della giustizia. Bisogna costruire lavoro, politiche sociali, conviene economicamente anche allo Stato, perché i costi da pagare in seguito sono molto più alti. Sono troppi quelli che hanno depenalizzato i reati della propria coscienza”. A concludere l’inaugurazione, l’esibizione del gruppo musicale “Combomastas”.