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Il sindaco parla alla platea di industriali

Cammarata fiducioso: "Palermo cresce"


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Il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, è intervenuto al convegno "Oltre la crisi - Pmi classe dirigente" organizzato da Confindustria. Il primo cittadino parla della città, dell'invasione del pubblico nell'economia e del lavoro precario come modo per allargare il consenso politico e chiude con una promessa: "non intendo far pagare ai miei concittadini gli errori del passato"

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"Palermo è una città che sta crescendo, pur fra molte difficoltà e in presenza di una crisi economica internazionale che non sta risparmiando neppure sistemi assai più solidi del nostro, e che progetta per il proprio futuro un modello di sviluppo che contemperi la solidarietà con la crescita, la legalità con gli investimenti, l'intervento pubblico con l'intrapresa privata. Questo progetto vede nell'amministrazione comunale un protagonista attento e convinto che però non potrà, senza una serie di altri attori, fare la differenza per una città ed un tessuto economico che necessita di interventi di sostegno e consolidamento, per la realizzazione di quelle infrastrutture materiali ed immateriali". E' uno dei passaggi dell'intervento del sindaco di Palermo, Diego Cammarata al meeting di Confindustria "Oltre la crisi - Pmi classe dirigente" che si è aperto nel pomeriggio al teatro Politeama del capoluogo siciliano.

Nella relazione presentata da Confindustria, in occasione della "due giorni" "tra i molti interessanti spunti - ha affermato Cammarata - ho colto alcune indicazioni che riguardano, io credo più direttamente, le istituzioni e la classe politica. In particolare c'è un passaggio che riguarda il Mezzogiorno nel quale si afferma che lo sviluppo è innanzitutto una mentalità, che fa a pugni con assistenzialismo, sussidi, rassegnazione".
"A questa riflessione - ha detto - io aggiungerei che l'elemento più importante che caratterizza lo squilibrio economico dell'intero Mezzogiorno rispetto al resto del Paese e' una ingombrante presenza del settore pubblico rispetto ad una troppa esigua presenza del settore privato. Il problema e' che per lungo tempo la ricetta utilizzata per curare questa asimmetria ha innescato un circolo vizioso. La classe politica ha visto, infatti, proprio nell'allargamento del settore pubblico una strategia in grado di avviare la crescita economica e colmare il ritardo delle aree meridionali. In altre parole - ha continuato il sindaco -, la maggiore penetrazione del settore pubblico nei diversi comparti dell'economia è stata utilizzata come politica di stabilizzazione economica fino ad assumere l'aspetto di un vero e proprio strumento di welfare e nei casi più patologici anche di uno strumento per l'allargamento del consenso politico.

E se lo sviluppo è anzitutto una mentalità, questa è la mentalità che non porterà mai lo sviluppo ed è quella contro cui bisogna battersi". E ha sottolineato ancora: "Quando sono stato eletto ho trovato un bacino di precariato di oltre diecimila unità utilizzato a vario titolo da oltre 15 anni nell'amministrazione comunale che nella forma del suo reclutamento ha risposto alle più bieche logiche del clientelismo. Noi abbiamo risposto con il percorso della stabilizzazione, pesante ed oneroso per le casse comunali e per le sue partecipate, ma l'unico possibile per uninserimento di questo personale nel ciclo produttivo comunale e per evitare una disastrosa ricaduta nel sistema economico-sociale della città".

"Guardo con terrore a quello che sarebbe avvenuto se avessi operato una scelta diversa che avrebbe significato oggi privare diecimila famiglie di un reddito per sostenere il momento piu' critico del ciclo economico dal dopoguerra - ha detto Cammarata -. Certo quindici anni fa con questa politica e' stata inferta una ferita al cuore della mia citta' e io allora avrei certamente fatto scelte diverse per alimentare e sostenere lo sviluppo di Palermo. Le stesse scelte che sono il fondamento di questa amministrazione. Una politica infrastrutturale che conta oltre 2 miliardi di euro di investimenti e soprattutto il blocco di quel percorso perverso che durante la mia amministrazione non è stato alimentato neppure di una sola unita'".

"Considero il bacino del precariato un ostacolo di contesto, naturalmente nel senso letterale del termine - ha spiegato Cammarata -. In Sicilia c'e' oggi una classe dirigente imprenditoriale che sta guidando il percorso di crescita degli imprenditori siciliani puntando su valori, per la nostra terra irrinunciabili ma troppo spesso disattesi nel passato. Abbiamo una imprenditoria siciliana sana e che e' oggi disposta a rendersi protagonista dello sviluppo della sua terra, che ha abbandonato la logica della scarsa propensione al rischio di impresa e che ha anche abbandonato la consuedudine alla subordinazione e dipendenza dagli interventi pubblici. Io conto su questi imprenditori per lo sviluppo di Palermo e della Sicilia. Sono sicuro che la classe politica che oggi governa il Paese e la Regione non si sottrarrà a questa assunzione congiunta di responsabilità".

E ha concluso: "Un fatto è certo, io non intendo far pagare ai miei concittadini gli errori del passato. E allora soltanto guardando alle scelte in un quadro complessivo di svolgimento del proprio ruolo senza lasciarsi tentare da egoismi o da interessi di parte e di ruolo o peggio ancora territoriali si potra' guardare al sistema paese con serena oggettivita' ed essere pronti a cogliere il vento della ripresa. E questo deve essere favorito a nord e a sud del paese nella logica considerazione - non solo etica ma direi innanzitutto economica e politica - che nessun territorio deve essere lasciato indietro".