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A tu per tu

"La mafia soffre se le togli ricchezza"


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mafia, ricchezza, sequestro, Cronaca
Un incontro per riflettere su come “il sequestro dei beni può essere uno strumento per contrastare la mafia”. A rispondere alle curiosità degli  studenti del liceo scientifico Cannizzaro di Palermo il generale di brigata e comandante provinciale della Guardia di Finanza, Carlo Ricozzi durante il decimo incontro del progetto “A tu per tu”, che si è svolto oggi a Villa Filippina.
“La cosa più grave che un mafioso possa subire è vedersi tolti i beni”. Tra le frasi pronunciate da coloro che ha indagato, durante la sua carriera, questa al comandante Ricozzi è rimasta particolarmente impressa nella sua mente. Così ha scelto di aprire l’incontro con gli studenti partendo da quest’affermazione.  Ad aprire il dibattito la domanda di uno studente sul modo in cui i beni sottratti alla mafia vengono riutilizzati. Il comandante Ricozzi ha risposto spiegando che “dopo il giudizio della Cassazione, col quale si conferma la confisca, il bene viene affidato all’agenzia del demanio. Subito dopo sarà utilizzato per fini sociali, trasformandolo in scuole, caserme o sedi di associazioni”. L’affido di una struttura, evidenzia un altro studente, però, comporta delle spese a chi la riceve, soprattutto, se è da rinnovare. “In questo caso – ribadisce il comandante – lo Stato deve fare da imprenditore per gestirlo. Quindi ad occuparsi delle spese o dei lavori di ammodernamento della struttura è un amministratore giudiziario, che in genere è un commercialista. Se non c’è capacità imprenditoriale la cooperativa, ad esempio, che riceve la struttura non ha futuro e poi dovrà intervenire lo Stato. Questo è il problema maggiore dei beni confiscati”. Un cenno anche ai tempi lunghi della giustizia, ma il problema non sembra riguardare l’iter per le misure di prevenzione. “Per togliere un bene basta che ci sia un indizio che porti alla deduzione del fatto incerto, ma serve qualcosa in più di una deduzione. Ci sono, infatti, valori, come la libertà negoziale e il risparmio da rispettare e le sproporzioni non ci possono indicare subito che ci sia dietro un giro di denaro illegale. Il primo passo della indagini viene realizzato con gli accertamenti patrimoniali in banca”. Un dato per capire quali danni può provocare un’impresa gestita dalla mafia. “Con le indagini – evidenzia il comandante Ricozzi – abbiamo notato che nei supermarket, interessati dal racket delle estorsioni, i prezzi sono più elevati. Quindi anche se è comune sentire dire che i mafiosi danno lavoro, in realtà impediscono la ridistribuzione delle ricchezze, soprattutto, non pagando le tasse e costringendo ad aumentare i prezzi. Magari un’impresa gestita dalla mafia può anche essere competitiva, però, ricicla i soldi del crimine, ottiene utili e acquisisce consenso sociale; cose che sottraggono risorse alle imprese del circuito legale”. Ad organizzare gli incontri l'Associazione culturale Villa Filippina in collaborazione con la Provincia Regionale di Palermo, il Banco di Sicilia e Sviluppo Italia Sicilia.

(Filippo Passantino)