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I familiari dei mafiosi? Il 20% soffre d'ansia

Su "S" la radiografia del "mal di mafia"


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Ansia e disturbi della personalità sono le patologie più diffuse tra i familiari degli “uomini d’onore”, in continuo aumento, segno che il sistema monolitico della cultura criminale si sta incrinando. Lo sostiene una ricerca dal titolo “La psicologia della criminalità organizzata nel Meridione”, svolta da un gruppo di ricercatori del dipartimento di Psicologia dell’Università di Palermo, guidato da Girolamo Lo Verso, che da quindici anni passano ai raggi X i sintomi del “male di vivere” in chiave mafiosa. La ricerca viene anticipata in un servizio a firma di Alessandra Turrisi che sarà pubblicato nel prossimo numero di “S”, il magazine che guarda dentro la cronaca, in edicola da sabato 21 marzo.
In particolare l'ansia viene diagnosticata nel 20 per cento dei casi, mentre i disturbi della personalità affliggono 17 familiari di uomini d'onore su cento. L’indagine è stata compiuta su 81 pazienti (55 adulti, 9 adolescenti, 7 bambini), appartenenti a famiglie affiliate a Cosa nostra, alla camorra e alla ‘ndrangheta, in cura da 27 psicoterapeuti siciliani, campani e calabresi. “Queste persone – spiega Lo Verso – sono vittime di una crisi d’identità terribile, perché non sono abituati alla contraddittorietà, sono come i fondamentalisti. Ma appena nella loro vita accade qualcosa che fa crollare la cortina di sicurezze, entrano in crisi e scoprono di avere un ‘io’ individuale. Il miglioramento che ottengono dalla terapia è il potersi percepire come persone”.