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Termini, il presidente del Consiglio

"La gente convive con la mafia,
adesso deve svegliarsi"


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“Abbiamo convissuto troppo a lungo col sottobosco criminale, ora dobbiamo dare una svolta, Fino a questo momento abbiamo fatto finta di non vedere e non sentire, come le scimmiette”.

Salvatore Burrafato (nella foto), presidente del consiglio comunale di Termini Imerese e in corsa per la prossima sindacatura – comunque la si pensi – ha sempre avuto il dono di una schiettezza ruvida. Probabilmente perché la vita gli ha insegnato molto presto il vizio del coraggio. Suo padre, sottufficiale al carcere di Termini, fu ucciso per uno sgarbo al boss Bagarella. Cioè, semplicemente, per avergli vietato – impersonalmente, come responsabile dell'ufficio - un permesso, a norma di regolamento. Un commando di prima scelta si mosse per uccidere quello “sbirro” che tanto aveva osato. Il maresciallo Antonino Burrafato era un marito dolce e un padre premuroso. La mattina, prima di andare al lavoro, lasciava una manciata di caramelle sul cuscino della moglie addormentata. Lo assassinarono nell'Ottantadue, anno di Mundial, nel giorno e nell'ora di Italia-Argentina. Totò Burrafato è un appassionato di calcio. Ma non ha mai rivisto quella partita. La sua denuncia scocca all'indomani del blitz che ha inchiodato il presunto reggente del mandamento di Trabia, Nino Teresi, con altri. Dietro quei mafiosi ammanettati – dice Burrafato – c'è un territorio che tarda a svegliarsi.

Presidente Burrafato, ora che succede?

“Lo scenario si presenta del tutto inedito. Faremo i conti con un nuovo assetto del potere. E' troppo presto, non ci sono segnali chiari che indichino la presenza di una nascente leadership mafiosa nel mandamanto di Trabia, Caccamo e Termini”.

Sono caduti i reggenti.

“Erano protagonisti di una stagione di transizione, nata da un vuoto di potere, da un contesto frammentario. Credo che Cosa nostra debba ancora programmare un investimento massiccio nella zona”.

Cosa si aspetta?

“Mi attendo uno scatto di orgoglio della nostra comunità, anche se non si spara più”.

Cioè?

“Siamo abituati a reagire solo in presenza di episodi eclatanti. Finora c'è stato poco orgoglio. La gente deve reagire. La mia, la nostra comunità accetta la presenza criminale sul territorio, come se ci fosse un intreccio, o un patto di reciproca coabitazione, come se questa fosse la normalità. Il tessuto è promiscuo”.

Parole forti.

“Per il risveglio occorre essere forti. E chiari”.

Termini Imerese e Cosa nostra.

“Termini è in retroguardia, una realtà che non conta niente, tra Caccamo e Trabia”.

Ma lei crede davvero nel risveglio?

“Sono sicuro che sapremo reagire”.