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Il Dottor Sottile

La sanità capolinea dei moralisti


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Ora che la festa vandeana è finita, ora che ogni padrino della politica ha portato un pezzetto di riforma da distribuire come zuccheroso dolce di San Giuseppe ad amici e clienti, è molto difficile capire quale sarà il futuro della sanità in Sicilia. Per oltre una settimana, l’Assemblea regionale ha macinato un numero così alto  di emendamenti e controemendamenti che risulta veramente azzardato stabilire ciò che sarà un bene o sarà un male per i tanti siciliani che giustamente pretendono dalla Regione un’assistenza  degna di un paese civile. L’unica certezza, in questa stagione politica così confusa, è che il pasticcio di riforma, di cui sono stati approvati quasi tutti gli articoli, segna finalmente la fine del moralismo.

Per i moralisti la Sicilia è stata sempre una bella terra di coltura. Se  mafia e sottosviluppo ci hanno regalato nei mitici anni Ottanta i professionisti dell’antimafia, gli scandali e le difficoltà di bilancio ci hanno regalato più di recente i professionisti del rigore morale ed economico. Come quelli che in questi ultimi mesi abbiamo visto affacciarsi dai balconi di Palazzo d’Orleans per impartire a tutti pettorute lezioni sulla necessità di eliminare sprechi e privilegi e su come liberare l’amministrazione dalla terribile piaga – ricordate Johnny Stecchino? – della corruzione. I puri e i duri della questione morale non ci hanno risparmiato nulla. Hanno dispensato richiami, rimproveri e rimbrotti. E soprattutto ci hanno spiegato, con la forza e la foga dei chierici vaganti, che per salvare la politica da ogni male bastava recitare la nuova giaculatoria escatologica: a morte Cuffaro e i reprobi del cuffarismo.

Ma nulla è più crudele della verità. E la verità si è appalesata, in tutto il suo cinismo, durante il tormentato dibattito sulla riforma sanitaria. Quella, per intenderci preparata dall’assessore Russo, poi rasa al suolo dai falchi del centrodestra e infine miseramente trasformata dal governatore Lombardo in un maxiemendamento secco e lungo come uno sfilatino di pane e quindi pronto per essere infarcito di ogni prelibatezza clientelare.

Diciamo con compiacimento: era uno spettacolo vedere a palazzo dei Normanni con quale grazia e con quale naturalezza i maestrini del neomoralismo si muovevano tra tanto scempio di denaro pubblico. Si pensi al servizio del 118. Quello vecchio costava troppo? Nessun problema. I moralisti, d’intesa con Antonello Antinoro, il più cuffariano dei cuffariani, hanno deciso di  sbaraccare la vecchia società e di creare un carrozzone nuovo di  zecca che alla Regione costerà certamente molto di più ma che in compenso avrà bisogno di un nuovo consiglio di amministrazione, di sindaci e revisori, di nuovi impiegati e dirigenti. Tutte poltrone da assegnare e da occupare a maggior gloria di partiti e correnti.

Le vecchie convenzioni con cliniche e laboratori accreditati costavano così tanto da tagliare subito con l’accetta budget e tetti di spesa? Nessuna preoccupazione. I predicatori del rigore, d’intesa con i lobbisti che più andavano di moda ai tempi del cuffarismo, hanno presentato un emendamento che desse al più moralista degli assessori la possibilità di riaprire le maglie dell’accreditamento e di ammettere così al grande pascolo nuove e più voraci pecorelle.

Invitato dall’opposizione a spiegare il perché di quel  colpo di mano, il più moralista degli assessori non ha fornito né un dato né una spiegazione. Si è limitato ad affermare che la norma, così scandalosa da finire poi in cenere per la vergogna, era stata concordata con la maggioranza di governo. Così ha risposto. Come un Cuffaro qualunque.