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Divorzio alla corleonese


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(Francesco La Licata - La Stampa) Propone di tutto, la fantasmagorica «T&T corporation Ltd», sede legale a Londra presso la prestigiosa e pretenziosa Suite B, 29 Harley Strett. Un’agenzia di servizi che si occupa dei settori più disparati: dall’agricoltura, ai vini, all’import-export di olii e caffè. Pubblicizza persino la vendita su E-bay di un mirabolante codice capace di assicurare redditi anche di centomila euro al mese per chi volesse lavorare con la «T&T». E massima attenzione viene riservata ad un marchio di vini - Cabernet, Nero D’Avola, Grillo, Inzolia - che rappresenta il meglio della produzione sicula. I «Vini Riina», prontamente rintracciabili attraverso un numero di telefono ed un indirizzo che corrispondono all’abitazione corleonese di Maria Concetta Riina e del marito, Tony Ciaravello. Già, proprio la figlia e il genero di don Totò che si sono più volte lamentati di essere stati penalizzati sul lavoro soltanto «per il cognome». Sarà per questo che la «T&T» ha scelto una sede tra le nebbie londinesi? Può darsi, anche se poi si scopre che tanto sfoggio di aplomb anglosassone risulta poco concreto e molto virtuale. Come il sito internet, che illustra movimenti e fatturato della «corporation» autovalutati sui cento milioni di dollari.

Sarà pure così, ma la Guardia di Finanza ha deciso di gettare un occhio dentro tanto fumo di Londra, in una inchiesta ieri anticipata dall’Ansa di Palermo. E le sorprese non mancano. Clamorosi ribaltamenti, per esempio, di veri e propri principi fondanti di Cosa nostra messi in discussione dalla disinvolta ansia liberista dei giovani sposi. Lasciamo stare la scivolosa attività di acquisto lauree, sempre attraverso complessi passaggi virtuali via Internet. Ma che dire dei divorzi lampo in 40 giorni, pubblicizzati sulla prima pagina del Giornale di Sicilia? Come sarà mai possibile aggirare la legge italiana e il limite minimo di tre anni di separazione prima di accedere alla domanda di scioglimento del matrimonio? Secondo la «T&T» si può, ricorrendo al rito spagnolo. In breve: basta andare in Spagna, a Madrid o a Tenerife, anche per un solo giorno. L’agenzia, che si occuperebbe anche di soggiorno e viaggio, provvede attraverso non meglio precisati «referenti» a far ottenere al «richiedente» la residenza in quel Paese per potere poi accedere al «divorzio a vista». Sembra che un avvocato di Rovigo sia la chiave che apre le porte iberiche, come pubblicizza il sito della «T&T», incauta, però, nell’avere affidato la parte italiana a tale Katia La Placa sconosciuta all’ordine degli avvocati di Palermo che ha già provveduto ad inoltrare un esposto.

Insomma, la figlia del Padrino cerca di far soldi sulla peggiore delle disgrazie umane, che - secondo la morale mafiosa - è il disfacimento della famiglia. E tutto per 7500 euro a botta, tanto costa il «pacchetto completo» del divorzio lampo. Ma come, proprio lei che ha visto il padre attaccare il nemico giurato, don Masino Buscetta, non tanto per la scelta di essersi fatto pentito quanto per la poligamia? Chissà cos’avrebbe da dire il vecchio Bernardo Provenzano, mai sorpreso a desiderare la donna d’altri. Anzi, di lui si ricorda un intervento esemplare in difesa dell’unità della famiglia. Qualcuno, un noto professionista in difficoltà per le esuberanze della moglie, gli chiese di poter «sciogliere nell’acido» il proprio matrimonio. Ma il vecchio saggio sentenziò: «Noi siamo per l’unità della famiglia. E dunque non dobbiamo creare orfani: la signora torni dal marito e prenda a comportarsi meglio». Il divorzio, anche se all’italiana o alla spagnola, non fa per Cosa nostra.