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Irfis, Banca Nuova
e lo stop di Bankitalia


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L'accordo era stato firmato lo scorso 16 maggio. Sul piatto c'era il  passaggio alla Popolare di Vicenza di Gianni Zonin del 76,26% dell'Irfis, l'istituto di mediocredito siciliano appartenente per il 76% al Banco di Sicilia (gruppo Unicredit) e per il 21% alla Regione siciliana (il restante 3% è diviso tra soci minori). Un passaggio che, di fatto, non c’è mai stato, perché all’appello è sempre mancato il via libera di Bankitalia. Ieri, però, la novità. Secondo quanto annunciato dal governatore Raffaele Lombardo, in occasione del forum del partenariato, la Banca d’Italia avrebbe detto “no” all'operazione di acquisizione da parte del Gruppo Popolare di Vicenza (che avrebbe poi girato il pacchetto alla sua controllata di riferimento in Sicilia, Banca Nuova) della quota di maggioranza dell'Irfis. “L’Istituto, insomma”, ha spiegato Lombardo, “resterebbe nel pianeta Unicredit”. E quasi a conferma, pur se indiretta, di questo matrimonio fallito, sempre ieri Pino Lo Re,  responsabile della divisione crediti di Banca Nuova, che in un primo tempo era stato indicato da Vicenza come futuro presidente dell'Irfis, è stato nominato  direttore generale di Farmanuova, società specializzata nel credito alle aziende che operano nel settore sanitario. Una decisione che molti hanno letto come una presa di coscienza all’interno della popolare di Zonin del diniego di Bankitalia.
E dire che tutti i dettagli erano già tutti delineati: l’operazione, per complessivi 82 milioni di euro, prevedeva anche il passaggio di metà dei 130 dipendenti dell'Irfis (gli altri sono già stati ricollocati all'interno di Unicredit), la riduzione da 107 a 45 milioni di euro del patrimonio netto dell'Irfis, con un ricavo per il Bds di circa 47 milioni di euro e per la Regione di 13 dalla distribuzione delle riserve. Ma il ventilato “no” di Bankitalia, che sarebbe arrivato dopo un'ispezione effettuata nei giorni scorsi nel gruppo Popolare di Vicenza, rimette adesso tutto in gioco.
E la Regione? A parole sembra avere le idee chiare. Lombardo infatti intende
rilanciare il progetto per la creazione di un fondo per le agevolazioni alle
imprese, che, secondo quanto ha spiegato ieri il governatore, dovrebbe avvenire “attraverso una governance unica delle risorse attualmente erogate da Ircac, Crias e Irfis”. E per farlo, l'assessore regionale al bilancio, Michele Cimino, ha già dichiarato nei giorni scorsi, di avere intenzione di “acquisire le quote del Banco di Sicilia”. Un fatto comunque è certo: Unicredit, che ancora non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale da Palazzo Koch, dovrà decidere che cosa fare di un istituto che già ai tempi di Capitalia costituiva una
duplicazione e una sovrapposizione di ruoli e servizi con il Mediocredito. A
questo punto non resta che attendere un verdetto ufficiale: questo matrimonio
“non s’ha da fare” per davvero?