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La morte di Bonaviri

Addio, gigante appartato e “irregolare”


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bonaviri, morto, nobel, poeta, Cultura e Spettacolo
Dopo la morte di Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino era, con Vincenzo Consolo, l’unico vero scrittore che restava alla Sicilia. Un gigante appartato, un maestro per pochi, poco avvezzo ai salotti letterarie e alle chiacchiere da comari che affollano le pagine culturali dei giornali italiani. Raramente faceva capolino dalle pagine de “Il Messaggero” o del “Corriere della Sera”, con poesie, brevi anticipazioni, trascrizioni di discorsi. Poco conosciuto dal grande pubblico, addirittura più amato all’estero (in Francia e in Germania, ad esempio) che in Italia. Se fosse stato “impegnato” la metà di Leonardo Sciascia, Giuseppe Bonaviri, nato a Mineo ma residente a Frosinone da decenni, avrebbe vinto il Nobel per la Letteratura, alla cui candidatura era abbonato da tempo. Invece la scrittura e le storie di Bonaviri volavano a distanze siderali dalla cosiddetta “realtà” o dal cosiddetto “impegno”: scriveva di una Sicilia magica e arcaica, sospesa nel tempo, a tratti mitica, scriveva di virus e batteri – il suo mestiere, del resto, era quello di medico cardiologo – i suoi racconti erano fiabe surreali e oniriche.
La sua “voce” nuova e originale fu scoperta all’Einaudi, dove i talent-scout si chiamavano Vittorini e Calvino, quando ancora non si pubblicavano in quantità industriale romanzetti splatter pieni di sangue o gialli che affogano nel manierismo. Bonaviri aveva pubblicato anche con Mondadori e Rizzoli, con piccolissimi e raffinati editori e, negli ultimi anni, i suoi libri erano stati pubblicati o rieditati per i tipi di Sellerio: una sorta di ritorno a casa, alle origini, all’Isola amata ma abbandonata. I suoi titoli più famosi (da “Il sarto della stradalunga”, il libro d’esordio, a “Silvinia”, da “Dolcissimo” a “Novelle saracene”, da “L’enorme tempo” a “Il vicolo blu”) meritano di essere letti, riscoperti, amati. Chi ama la lettura ci troverà fantasticherie e realismo, termini scientifici e poesia, affetti familiari e riferimenti colti.