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I guai dell'Alicos di Palermo


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(Massimo Sideri-Corriere della Sera) Lo stipendio di febbraio per i 1.600 dipendenti del call center palermitano Alicos che lavora per Cai-Alitalia, 560 euro per un part time di 4 ore al giorno, è arrivato solo giovedì 18 marzo dopo assemblee e lunghe trattative con l'azienda. Ma la situazione è di nuovo in stallo: la richiesta di rassicurazioni sulle buste paga di marzo è rimasta nel vuoto.

Per non parlare di aprile quando dovrebbero arrivare i pagamenti per gli straordinari imposti (in pratica da 4 a 8 ore per oltre 1.200 persone) dalle promozioni Cai e dalle difficoltà di gestire i due processi diversi di Alitalia e Air One. Nessuna risposta. Eppure se oggi dovete telefonare da una qualsiasi città italiana per acquistare un biglietto della nuova Alitalia vi risponderà uno di loro. Il servizio è attivo. "Non ci siamo fermati nemmeno durante la lunga trattativa per il salvataggio dell'Alitalia quando non sapevamo che fine avremmo fatto" racconta Michele Girone, che lavora nel call center vicino a via Libertà, nel centro di Palermo, da quando è partito nel 2001 con aiuti pubblici, e fa parte della RSA Uilcom.

Giusto domani (oggi, ndr) ci sarà un nuovo incontro con l'azienda per capire come potrebbe evolversi la situazione. Ma questi ragazzi che già hanno vissuto sulla propria pelle la fine della vecchia Alitalia, uscendone vivi con dei sacrifici, rischiano ora di finire tra l'incudine e il martello senza responsabilità, cioè tra il silenzioso braccio di ferro tra la società Almaviva, che possiede il 60% di Alicos, la nuova Alitalia di Roberto Colaninno che usufruisce dei servizi e il commissario Augusto Fantozzi che ha tra i suoi asset ereditati dalla vecchia compagnia di bandiera il 40% del call center palermitano. Almaviva ha fatto sapere di non avere più la liquidità per pagare gli stipendi e, contattata, preferisce non parlare della vicenda. In realtà il cuore della vicenda è rappresentato da 2,8 milioni di crediti per servizi forniti da settembre in poi, cioè nella fase di transizione e di salvataggio dell'Alitalia. "La Cai, cioè la nuova Alitalia, non ritiene che queste forniture siano di propria competenza – spiega Girone – e vuole pagare solo per i servizi successivi al primo volo della nuova Alitalia in gennaio ". Il commissario Fantozzi non ha soldi e anzi nella bad company sono finiti 7 milioni di vecchie forniture. Il 40% della società è anzi in vendita. 

 Resta il fatto che i 1.600 dipendenti hanno lavorato in tutti quei mesi – contribuendo a non lasciare gli aerei a terra che sarebbe stato un disastro - e dunque i servizi da qualcuno andranno pagati. In realtà andando a scavare si scopre che di mezzo c'è anche il rinnovo del contratto. "Noi siamo coperti da un contratto ponte fino a giugno – aggiunge Girone – Cai punta a rinnovarlo senza modifiche e anzi con uno sconto.  Ma Alicos non può sostenerlo senza modifiche. Il motivo? Gestire i due processi alitalia e Air One è molto più complesso a tal punto che se prima gestivamo 25 mila telefonate al giorno oggi, a causa della maggiore lunghezza delle telefonate, non superiamo le 15 mila".