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Il mensile che guarda oltre la cronaca

In edicola il numero 15 di "S"


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Le cronache del pizzo, l'intervista a Calogero Mannino, la storia di Ignazio Cutrò che ha denunciato uno suo vecchio compagno di scuola e il ricorso di Michele Aiello contro l'ordine degli ingegneri che ne ha decretato la sospensione dalla professione. Ecco i servizi principali dell'ultimo numero di "S", il settimanale che guarda oltre la cronaca da sabato 21 marzo in edicola.

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Le cronache del pizzo, l'intervista a Calogero Mannino, la storia di Ignazio Cutrò che ha denunciato uno suo vecchio compagno di scuola e il ricorso di Michele Aiello contro l'ordine degli ingegneri che ne ha decretato la sospensione dalla professione.  Ecco i servizi principali dell'ultimo numero di "S", il settimanale che guarda oltre la cronaca da sabato 21 marzo in edicola.

Mannino. "Di fatto fu mio figlio a determinare la nomina di Giovanni Falcone agli Affari penali". Lo rivela l'ex ministro Calogero Mannino nell'intervista esclusiva su "S". Conversando con Riccardo Arena il senatore Udc, appena uscito con un'assoluzione dall'ultimo processo che lo riguardava, quello legato alle presunte frodi vinicole della "Abraxas", traccia un excursus sui 15 anni che hanno cambiato la sua vita, affrontando temi come i suoi rapporti con Gioacchino Pennino, Salvo Lima, i cugini Salvo, Vito Ciancimino e la magistratura.

Aiello. Il "re delle cliniche" siciliane Michele Aiello ha presentato ricorso contro la radiazione dall'Ordine degli Ingegneri, decisa dopo la condanna dell'imprenditore a 14 anni nel processo "Talpe alla Dda". Per commentare l'opposizione dell'ex patron della clinica Villa Santa Teresa, "S" ha intervistato il presidente dell'Ordine nazionale degli ingegneri, Paolo Stefanelli, che parla "di grandissime colpe" degli Ordini, che non hanno "svolto appieno le proprie funzioni in questi anni".

La storia. Scrive Felice Cavallaro sul Corriere della Sera. "Nella città delle pesche e delle rose il diario di un imprenditore adesso sotto scorta racconta la tragedia di una comunità dove due compagni di scuola possono ritrovarsi 35 anni dopo faccia a faccia, uno pronto a chiedere il "pizzo", l'altro a rischiare la vita se non paga. Dieci anni di minacce e attentati mafiosi, di incendi ai mezzi dell'impresa e di cartucce lasciate fra casa e auto. Ecco l'incubo di Ignazio Cutrò culminato negli arresti di alcuni mesi fa, quando dopo le sue denunce in carcere a Bivona, fra Agrigento e Sciacca, finirono anche i fratelli Maurizio, Marcello e Luigi Panepinto. Quest'ultimo additato ai giudici dallo stesso Cutrò, primo passo di una liberazione sfociata in una vita blindata e nella riflessione su 'quel bimbo biondino che mi sedeva di fianco negli anni delle elementari', come rivela nel diario domani in edicola con ‘S', il mensile che guarda oltre la cronaca della casa editrice Novantacento.