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L'ex ministro ha la delega sulla manifestazione

Castelli contro Ingroia:
"Offeso dalle dichiarazioni sull'Expo"


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"Sono offensive e sconcertanti le dichiarazioni del vice procuratore aggiunto Antonio Ingroia. In qualità di lombardo e di sottosegretario alle infrastrutture a cui è stata conferita la delega per l'Expo 2015, mi sento toccato dalle affermazioni di questo magistrato". Lo afferma in una nota il sottosegretario alle Infrastrutture e senatore della Lega Nord, Roberto Castelli.

"Offensive perché esprimono un giudizio assolutamente negativo degli amministratori lombardi - aggiunge -, che dimostra una evidente ignoranza su come moltissimi enti locali lombardi abbiano sempre combattuto la mafia. Ricordo la lotta che la Lega Nord ha fatto contro la sciagurata legge sul confino che di fatto ha trapiantato la criminalità organizzata nella società lombarda. Ricordo l'azione del comune di Lecco negli anni ‘93-'94 che ha consentito di sequestrare al clan Coco-Trovato una serie di proprietà acquisite con lo spaccio della droga. Ricordo infine la mia personale azione che ha permesso di smascherare attività poco chiare sulla Statale 36. Sconcertanti perché da ex Ministro della Giustizia ricordo al dottor Ingroia, che da semplice procuratore aggiunto, non ha titolo per ritenere che debba essere interpellato dagli amministratori milanesi - sottolinea Castelli -. Ricordo che competenti su Milano sono la Direzione nazionale antimafia, la locale sezione distrettuale antimafia e la Procura milanese".

"Naturalmente tutte le informazioni che il dottor Ingroia possiede sulla attivita' mafiosa in Lombardia - spiega il sottosegretario - sono utilissime per combattere lo sciagurato fenomeno della criminalita' organizzata e sarebbe quindi suo dovere trasmetterle immediatamente alle competenti autorita' sopra ricordate. Nessuno in Lombardia sottovaluta il fenomeno della mafia e della ‘ndrangheta. Anzi, siamo angosciati da questo cancro che ci e' stato ‘regalato' da una irresponsabile politica del confino. Ma per combattere questo fenomeno non abbiamo bisogno ne' di proclami ne' di magistrati in vena di protagonismo, bensi' di un meritorio lavoro di indagine e di applicazione del codice penale. A titolo di esempio ricordo che proprio pochi giorni fa e' stato inflitto un durissimo colpo al clan Coco con la condanna a 300 anni di reclusione dei suoi affiliati".