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Polemica su una lettera del pm

Sonia Alfano contro Canali:
"Infangato mio padre"


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“C’è una vittima e si chiama Beppe Alfano e ci sono dei carnefici, in particolare il boss Pippo Gullotti. Tentare ora di far passare i carnefici come delle vittime è una perfetta strategia criminale”. Così reagisce Sonia, figlia di Beppe Alfano, il giornalista ucciso nel 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto, dopo che il pm Olindo Canali ha riconosciuto la paternità di una lettera anonima presentata durante il processo Mare Nostrum. Lettera in cui Canali, che ha curato le indagini sul caso Alfano, sostiene che il responsabile della morte del cronista “forse non è quello che è stato condannato”, ossia Gullotti. “Il responsabile dell’uccisione di mio padre – ribatte la Alfano – è il boss Pippo Gullotti, così come è stato stabilito dalla Cassazione, in base anche alle rivelazioni del pentito Maurizio Bonaceto, gestito dallo stesso Canali. Dal 2003 ci sono poi delle indagini aperte contro ignoti presso la Dia di Messina, sulla base di mie dichiarazioni proprio su Canali, volte ad individuare i mandanti occulti dell’omicidio. Questo tentativo di infangare ancora una volta la memoria di mio padre mi imbarazza molto, ma continuerò a lottare, ogni giorno che vivrò perché giustizia sia fatta”. E continua: “Ho sempre sottolineato il comportamento ambiguo di Canali, che è stato lampante sin dalle prime ore dopo l’uccisione di mio padre, quando venne a dire a me e mia madre che non era stato in grado di proteggerlo. E’ un magistrato, con la toga. Il suo compito dovrebbe essere quello di cercare la verità e di  rispettarla quando viene sancita in tutti i gradi di giudizio. Perché non ha parlato prima se le sue affermazioni sono vere? E’ stato lui a raccogliere le dichiarazioni di mio padre, a gestire Bonaceto, a fare il pm nel processo di primo grado… Spero che si intervenga per fare luce su tutto questo”. Sonia Alfano conclude: “Io credo nella giustizia. Fermamente. Nel lavoro silenzioso e dignitoso di tante persone in questo settore. Ma questa è l’ennesima dimostrazione del degrado in cui opera la magistratura messinese, come ho denunciato per anni”.