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Caltanissetta, fermati in sette

L'ex br e Cosa nostra,
sventato un rapimento


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Avevano già pronto tutto per il sequestro di un imprenditore molto in vista, Giovanni Cartia, come si apprenderà dopo. Sette persone sono state fermate con questa accusa, i provvedimenti sono otto ma un indagato è irreperibile.

I fermati

I fermati sono Calogero La Mantia, 59 anni, originario di Sommatino (Caltanissetta), indicato come un ex brigatista rosso e alcuni componenti della Stidda, capeggiati da Vincenzo Pistritto. L'inchiesta è stata condotta dalla Dda di Caltanissetta. Già da tempo alcuni collaboratori di giustizia avevano indicato l'intenzione di Cosa Nostra di entrare nel business dei sequestri. Un ex militante delle Brigate Rosse, in collaborazione con alcuni componenti dell'organizzazione criminale della Stidda, avrebbe dunque preparato il piano per sequestrare il facoltoso imprenditore ragusano Cartia. Per il resto l'indagine è avvolta nel più fitto riserbo.

Le intercettazioni


Il piano è stato scoperto grazie all'uso di intercettazioni ambientali effettuate per indagini che non riguardavano la mafia, si è arrivati a scoprire il "programma" dell'organizzazione criminale che era già pronto per essere eseguito prima di Pasqua. Collaboratori di giustizia come La Barbera e Camarda avevano rivelato che i corleonesi, dopo aver a lungo vietato in Sicilia i sequestri di persona, volevano iniziare una "nuova stagione" criminale effettuando rapimenti di facoltosi imprenditori.

L'ex br


Tra gli arrestati, dunque, Calogero La Mantia, 59 anni, originario di Sommatino, ma residente a Gela, indicato come un ex brigatista. Infatti La Mantia fu arrestato negli anni '70 con l'accusa di militare in una colonna milanese delle Br.

Gli altri

L'organizzazione sarebbe stata capeggiata da Vincenzo Pistritto, 41 anni, pregiudicato di Gela, il quale avrebbe avuto in programma un altro sequestro di persona che riguardava un familiare di un imprenditore nisseno. Anche lui è stato arrestato stamani. Tutto il piano emerge da intercettazioni ambientali disposte dalla procura di Caltanissetta.

Le accuse

Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa e associazione per delinquere, detenzione di armi ed esplosivi, sequestro di persona a scopo di estorsione, con l'aggravante per tutti di essere un'associazione armata.

L'inchiesta

L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore Sergio Lari, dall'aggiunto Domenico Gozzo e dal sostituto della Direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino. I provvedimenti cautelari riguardano tutte persone originarie del Nisseno, due delle quali avevano interessi economici in altrettante regioni italiane (Puglia e Lombardia) dove stamattina i carabinieri li hanno arrestati.